Buona Scuola. Uno slogan perfetto quello che si è proposto il Governo Renzi e che starebbe per concretizzarsi in una riforma a dir poco “rivoluzionaria” per il mondo dell’istruzione. Il disegno di legge (ma non doveva essere un decreto?) è già presso la Commissione Cultura alla Camera per le audizioni delle associazioni di categoria. Il ministro Giannini ha assicurato che entro giugno sarà legge, confermando tempi molto stretti per l’iter legislativo.
Gli obiettivi, almeno sulla carta, risultano davvero nobili: restituire centralità e dignità alla scuola e dotarsi di un sistema formativo-educativo competitivo in grado di affrontare le sfide della modernità. Buone intenzioni, sicuramente, ma alla prova dei fatti tante sono le pecche del ddl, sia in merito alla struttura sia agli obiettivi.
I sindacati, però, non ci stanno: una scuola autoritaria e anticostituzionale, a loro dire, è quella che il Governo sta di fatto attivando, che mette in discussione la libertà di insegnamento dei docenti e trasforma il dirigente non semplicemente in un manager, ma in un padre–padrone con ampi poteri discrezionali: in altre parole, sarà lui a dettar legge – eppure secondo la Giannini non sarà uno sceriffo, ma un “leader educativo”. Fine del Fis. Fine degli organi collegiali. Fine dell’autonomia della scuola statale pubblica. Nuova categoria dei “precari triennali” alla mercé dei presidi. Mobilità coatta per i perdenti posto. Inoltre, tagli, esternalizzazione e precarizzazione per il personale ATA. E sono solo alcune delle obiezioni dei sindacati.
Una rivoluzione, certo, ma davvero in negativo, quasi una retrocessione, visto che non viene salvaguardata affatto la dignità e la professionalità di quanti lavorano nel mondo della scuola. Come sempre, una guerra tra poveri che dequalifica la scuola italiana. E a farne le spese saranno in primis loro, gli studenti.
Non si può non indignarsi!
Le varie sigle sindacali non sono rimaste a guardare: Flc Cgil, Cisl e Uil Scuola, Snals Confals e Gilda Unams si sono messe a tavolino per una volta tutte insieme – perché l’unione fa la forza! – e hanno organizzato un piano di mobilitazione con l’astensione dalle attività aggiuntive non obbligatorie per i lavoratori della scuola (personale docente e ATA), dal 9 al 18 aprile, contro le scelte del Governo sulla Buona Scuola, secondo una nota diramata dal MIUR. Lo scopo è aprire un dialogo con il Governo su tre nodi fondamentali: la stabilizzazione dei precari; il ruolo della Dirigenza scolastica in merito agli aspetti didattico-educativi; la negoziazione in ordine ai diritti e agli obblighi del personale.
Sembrerebbe un approccio un po’ soft quello perseguito dai sindacati, quasi temessero il confronto con il Governo, come da più parti è stato denunciato. In realtà, è solo l’inizio: vogliono sondare il terreno e decidere quali misure più incisive possano essere prese per bloccare il disegno di legge. Sono infatti pronti a promuovere manifestazioni e iniziative di protesta nelle città italiane e a prendere seriamente in considerazione l’ipotesi del blocco degli scrutini, nel caso in cui nei piani alti si faccia orecchie da mercante.
Peccato che la stampa libera, purtroppo, non informi e come sempre i media nazionali scelgano quanto pubblicare: nonostante gli sforzi di sindacati e associazioni di categoria, siamo davvero tenuti all’oscuro dei nodi focali della questione. In pochi, infatti, conoscono i contenuti negativi del ddl e sono al corrente della mobilitazione dal 9 al 18 aprile con astensione indetta dai sindacati. Vale più il passaparola sui social, Facebook o addirittura Whatsapp. È partita proprio dai social un’azione di sensibilizzazione con l’invito a diffondere quanto più possibile le informazioni e a manifestare il proprio pensiero. “Scuola, tutti uniti per resistere” è uno degli avatar fb più cliccati, con oltre 11500 mi piace al motto “Chi non lotta, chi sta zitto è complice della distruzione della scuola pubblica statale”. Anche su Whatsapp gira una catena di informazione sulle iniziative contro la Buona Scuola.
D’altra parte, è sconcertante che molti dei diretti interessati, i docenti di ruolo e non, sembrino non accusare i colpi di quanto sta per diventare realtà; come al solito, rimangono indifferenti, convinti che “tanto il Governo proseguirà sulla sua strada e qualsiasi azione si possa tentare rimarrà senza alcuna ricaduta”.
Se già oggi, senza la Buona Scuola, alcuni dirigenti fanno mobbing sui loro docenti, con la legge licenziata a giugno cosa succederà? Saranno completamente alla loro mercé? Gli scatti di anzianità e gli aumenti stipendiali saranno concessi davvero per merito o solo a chi sarà più bravo a sgomitare per emergere? I precari, con l’assunzione virtualmente in tasca da settembre, hanno visto il Governo fare dietro front sui numeri del piano di assunzioni e, se i tempi sforeranno quelli promessi, vedranno sfumare ancora una volta il ruolo; non solo, per i precari dimenticati si creerà un nuovo “canalone” in cui si ritroveranno tutti insieme: ex sissini, Pas, Paf e chi più ne ha più ne metta. Sembra non importare nulla al Governo, se quegli aspiranti docenti hanno pagato profumatamente con sacrifici, anche economici, l’abilitazione o la supplenza a termine e oggi si vedono costretti a doversi inventare un lavoro completamente diverso, se vogliono uno stipendio a fine mese.
I problemi sono tantissimi. Non si può rimanere inerti: urge informarsi e agire da protagonisti, per un reale e concreto cambiamento della scuola!

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