Foto Roberto Monaldo / LaPresse 06-06-2018 Roma Politica Camera dei Deputati - Voto di fiducia al governo Conte Nella foto Alfonso Bonafede Photo Roberto Monaldo / LaPresse 06-06-2018 Rome (Italy) Chamber of Deputies - Vote of confidence in the Conte government In the photo Alfonso Bonafede

Vuole abolire la prescrizione nei processi penali: in sostanza, un innocente in primo grado, vivrà sospeso a vita: fino all’appello, che non avrà tempi certi.

Caro Direttore,

verrebbe da dire che il ministro della Giustizia Bonafede è, più che un ministro, un ossimoro, perchè è in malafede o è un incompetente che non sa di che cosa parla. Nel cosiddetto decreto-sicurezza, cavallo di battaglia di Salvini il Truce contro i soliti “negri”, il nostro Bonafede ci ha infilato l’abolizione della prescrizione nei processi penali. Abolizione concepita in maniera subdola e contorta, che rende questo Paese, sempre più disgraziato, un esempio di ritorno alla barbarie di Stato. Spiega, il giurista siculo-fiorentino allievo dell’Avvocato degli italiani Conte, che fermare la prescrizione serve a mettere ordine contro i furbi che prendono tempo per sfuggire alla giustizia. I furbi, ci sono, è vero, ma è anche vero che la prescrizione prevista dai codici è garanzia per i tempi certi della giustizia, responsabilità che tocca allo Stato. Che cosa dice la riforma Bonafede? Dice che se vengo processato per una cosa qualunque, dal furto di una mela alla rapina del secolo, passerò la vita a processo. Come? Dopo il primo grado, condannato o assolto che io sia, si interrompe la prescrizione in attesa dell’appello, il quale appello non avrà più tempi certi perchè non c’è rischio che si estingua.

Questa norma può far gioire i tifosi del giustizialismo e certamente alimenta la cultura fascista che ormai scorre a fiumi nel nostro Paese, ma è una norma barbara che ci riporta alla cultura dell’ingiustizia. L’abolizione della prescrizione butta le chiavi della giustizia, non del carcere per i malviventi. Non è difficile capirlo. Esempio pratico. Sono accusato di un reato più o meno pesante, il processo si estinguerebbe in un numero ragionevole di anni, se la giustizia dello Stato non rispettasse i tempi. In primo grado vengo assolto (ripeto: assolto), posso cominciare a guardare con speranza al processo d’appello e al mio futuro, lo Stato mi dovrà dare giustizia in un tempo ragionevole, e se non ce la fa, non sarà colpa mia l’estinzione della causa. Invece no, il machiavellico Bonafede ha deciso che io, innocente in primo grado, vivrò sospeso fino all’appello, che non avrà tempi certi. Cioè il mio incubo sarà un tunnel senza uscita. Questo significa, in parole povere, che lo Stato incapace di amministrare la giustizia, tratterà colpevoli ed innocenti alla stessa maniera, cioè saranno colpevoli o innocenti qualche volta per tutta la vita, e magari, essendo innocenti almeno presunti, moriranno colpevoli perchè lo Stato se ne fotte di loro.

Caro Direttore e cari lettori, non c’è da gioire per questa norma, c’è da piangere, c’è da indignarsi. Non è vero che servirà a colpire i malviventi, colpirà anche le persone perbene che possono finire nelle mani della giustizia, per gli strani casi della vita, anche per errore. Chi risarcirà un innocente che muore senza aver ottenuto giustizia, per colpa dello Stato? Una democrazia deve garantire certezze ai suoi cittadini, che non sono sudditi. Se non fa questo, è l’inizio di una pericolosa china che ci porterà, e ci sta già portando, verso una nuova barbarie.

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Antonio Del Giudice
Pugliese errante, un po’ come Ulisse, Antonio del Giudice è nato ad Andria nel 1949. Ha oltre quattro decenni di giornalismo alle spalle e ha trascorso la sua vita tra Bari, Roma, Milano, Palermo, Mantova e Pescara, dove abita. Cominciando come collaboratore del Corriere dello Sport, ha lavorato a La Gazzetta del Mezzogiorno, Paese sera, La Repubblica, L’Ora, L’Unità, La Gazzetta di Mantova, Il Centro d’Abruzzo, La Domenica d’Abruzzo, ricoprendo tutti i ruoli, da cronista a direttore. Collabora con Blizquotidiano.  Dopo un libro-intervista ad Alex Zanotelli (1987), nel 2009 aveva pubblicato La Pasqua bassa (Edizioni San Paolo), un romanzo che racconta la nostra terra e la vita grama dei contadini nel secondo dopoguerra. L'ultimo suo romanzo, Buonasera, dottor Nisticò (ed. Noubs, pag.136, euro 12,00) è in libreria dal novembre 2014. Nel 2015 ha pubblicato "La bambina russa ed altri racconti" (Solfanelli Tabula fati). Un libro di racconti in due parti. Sguardi di donna: sedici donne per sedici storie di vita. Povericristi: storie di strada raccolte negli angoli bui de nostri giorni. Nel 2017 ha pubblicato "Il cane straniero e altri racconti" (Tabula Dati).

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