Chi di noi non ha amato almeno una pellicola che ci riporta indietro nel tempo, in quell’ormai mitico secondo dopoguerra in cui, a dispetto, di condizioni socioeconomiche disastrose, era legittimo sognare un riscatto? Chi di noi non ha amato i film in bianco e nero, stile “Guardie e ladri”, coi mitici Fabrizi e Totò?

Bene, leggere Biglietto, signorina, vi aiuterà a tornare ancora una volta a quegli anni, a rivivere una commedia del bistrattato, ma prezioso, cinema italiano e vi renderà familiare la Bellano di Vitali.

In effetti, la penna dell’autore delinea spazio e tempo, luoghi e personaggi, con maestria tale da farceli apparire, ben definiti e a tutto tondo: la mediocrità perbenista e ipocrita del vicesindaco abietto, la seduzione calda e abbondante della ragazza che usa il suo charme, e la sua mancanza di scrupoli, per “farsi una posizione”, il maresciallo abile, ma non troppo, e l’appuntato neisecolifedele, il prevosto alla don Matteo, il brutto, ma buono, la moglie strega e insoddisfatta, quella arrivista e il marito succube e fallito… Insomma: ce n’è per tutti e tutti vi si staglieranno davanti come se li conosceste da sempre, coi relativi ambienti, dalla stazione al Comune, dalla caserma alla strada, agli spazi domestici a quella della drogheria del paese.

Quel che emerge è un piccolo borgo provincia col suo piccolo dramma, per l’appunto, borghese. Piccolo, ma non troppo: perché poi qualcuno, più di uno, muore davvero e i cattivi, come in ogni commedia a lieto fine, vanno in galera, ma non restituiscono la vita maltolta.

Ecco, sul finale, si potrebbe discutere. Forse Vitali ha l’abilità di preparare un colpo di scena che, sul più bello, non arriva. Ma qui si esprime un’opinione. Il lettore potrà farsi la sua.

Non c’è dubbio, invece, sul fatto che Buongiorno, signorina è un libro che si legge con piacere, oserei dire con facilità, con la pagine che scorrono e ti catturano, mentre i fili e i capitoli si intrecciano con una tecnica che ricorda quella delle coblas capfinidas della poesia trobadorica, laddove l’ultimo verso della stanza (in questo caso, del capitolo) precedente fa da tema per l’ordito del capitolo successivo.

Allora, siete pronti? Si parte con la macchina del tempo. Si va a Bellano, a fine anni Quaranta. La nostra pace sarà turbata dall’arrivo di una procace e conturbante mora, priva di soldi e documenti, giunta qui alla ricerca del dottor Nonimporta, al secolo il vice-sindaco Amedeo Torelli.

Chi è davvero la mora Marta Bisovich e cosa vuole? Quali pettegolezzi potrebbe scatenare e quali equilibri sconvolgerà?

Non vi resta che leggere…

Biglietto-Signorina-di-andrea-vitali

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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