A Natale sembra scontato fare della poesia, rispolverando al suono di carillon vecchi e patetici luo­ghi co­muni sulla povertà e la bontà con il rischio di affondare nella retorica; ma puntualmente, proprio a Natale, si presentano certi profeti inquieti, nervosi, ira­scibili, coloro che ci ricordano altri volti e altri luoghi nei quali cercare una spiritualità esistenziale che costituisce un prezioso supporto alla concretezza del nostro vivere; ci riferiamo ai volti della stanchezza, dell’angoscia, della crisi, della fuga, della paura, dell’abbandono.
Interessante potrebbe risultare l’interpretazione di alcuni elementi del presepe, diventato, ormai semplice coreografia di fine d’anno, con il rischio che la ricerca dello “strabiliante” offuschi il messaggio di quell’altro “presepe” descritto dal capitolo 2° del Vangelo di Luca. Qui in maniera scarna ed essenziale vengono pro­poste alcune icone da scrutare.

1 • I PASTORI sono i primi a ricevere l’annuncio, non perché poveri o spiritual­mente meglio disposti, come si è sempre pensato: tutt’altro. Erano catalogati fra i più impuri degli uomini. I pastori, che stabilmente condu­cevano una vita fuori dalle comunità, insieme alle proprie greggi, non potevano entrare nel tempio per pregare, non erano ammessi a testimoniare in un tribunale perché inattendibili, falsi, disonesti, ladri, violenti. I rabbini dicevano che i pastori e coloro che riscuotevano le tasse ben difficilmente si potevano salvare, perché avevano fatto tanto male, avevano rubato tanto che nemmeno loro erano in grado di ricordare chi avevano danneggiato. Quindi, non potendo restituire, erano destinati alla perdizione… costoro sono però credibili davanti a Dio che non richiede credenziali né affida il proprio messaggio a chi esibisce il certificato di buona condotta.

2 • “TROVARONO”: il termine presuppone una ricerca, un cammino con delle conquiste che non esulano da un esodo. Per noi le partenze o l’abbandonare schemi mentali alla base di tanti automatismi com­portamentali sono molto più laceranti: ci viene richiesto di lasciare posizioni immobilistiche frutto di prudenze, sicurezze e calcoli … è un viaggio lungo e faticoso di rigenerazione personale.

3 • UN BAMBINO INERME, simbolo di chi, piangendo, può solo mostrare la propria indigenza: la civiltà di un popolo si misura dall’attenzione che esso ha verso i bambini e gli anziani; questi ultimi a volte sono condannati elegantemente in “foibe dorate”, quali possono essere certe strutture per anziani in atte­sa del ritorno alla “casa del Padre”, perché non più utili in certe comunità in cui alla pastoralità è su­bentrata la cieca managerialità.

4 • LE FASCE, simbolo del nascondimento e delle sorprese, richiamano sì la culla, ma rimandano al sepol­cro e alla gente che soffre. Se ci mettiamo a sbendare tante situazioni, le scoperte s’infoltiscono spa­ventosamente: volti intimoriti che non hanno mai conosciuto un sorriso, lacrime mai asciugate, soli­tudini paurose, porte a cui nessuno ha mai bussato … una interminabile via crucis che ci porterebbe lontano. È qui che certe liturgie natalizie continuano ad essere una offesa.

5 • UNA MANGIATOIA …può richiamare il sepolcro; Dio né da vivo né da morto trova posto tra la gente: “…venne tra la sua gente e i suoi non lo hanno accolto…”.

6 • MARIA, icona della saggezza, “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19). La me­ditazione è intesa come un dire e ridire a se stessi ciò che di bello e di grande si è sperimentato, affinché questa ricchezza non vada persa e da evento si trasformi in storia.

7 • GIUSEPPE DI NAZARETH, l’uomo che nella sua crisi familiare in atto, come le crisi di tante famiglie, ha avuto il coraggio di osare pur tra mille dubbi e perplessità: prese con sé una giovane donna con il suo bambino in grembo di cui lui non era il padre. Coloro che hanno la forza e il coraggio di osare sono anche persone che non hanno bisogno di un’intimazione per decidersi.
8 • PERSONAGGI OSTILI: religiosi politici culturali … la parola cede il posto alla violenza come metodo di rappor­tarsi con le persone … la strage degli innocenti … bisogna scappare. Sembra che la storia non sia un luogo confortevole; non si fa in tempo a gioire per la nascita, che subito bisogna mettersi in viaggio e fuggire.
La storia del Natale è cominciata con un umile gesto di carità, che costituisce la vera incarnazione, il vero luogo della sacralità, dove Dio non è una venerabile reliquia, ma presenza operante lungo una storia piena di cambiamenti: un Dio nomade …un “Dio zingaro”.

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