“Un giullare”. Un giullare che ha tenuto inchiodati ben 10 milioni di telespettatori, il 30% giovani. Roberto Benigni e i suoi “dieci comandamenti”, osannato dal pubblico e persino dalla Chiesa.
Cosa avrà mai detto di così sensazionale? Tutti, se educati alla religione cattolica, abbiamo imparato da piccoli quelle dieci leggi fondamentali per essere buoni cristiani. Ma forse la nostra insegnante di catechismo o il nostro parroco o addirittura i nostri genitori non sono stati così bravi come lui a spiegarceli? O forse li abbiamo dimenticati se non rimossi e li abbiamo riscoperti proprio ascoltando il grande comico italiano che si è prestato alla tv per spiegare ieri la Divina Commedia di Dante e la Costituzione e oggi addirittura i Dieci Comandamenti?
È stata tutta farina del suo sacco? Sarà sicuramente una persona colta, ma ha avuto alle spalle pletore di autori ed esegeti pronti a supportarlo; né si dimentichi che ha ricevuto un cachet elevato in modo decisamente incoerente rispetto a quegli insegnamenti cristiani da lui predicati. Ma lui genera fatturato, non a caso la tv generalista ha scelto questo comunicatore eccezionale, ricompensandolo adeguatamente.
E la Chiesa, il cui compito è quello di evangelizzare, ha bisogno di un comico per parlare di temi che dovrebbero essere il suo pane quotidiano?
Domande che sorgono spontanee…
Un’interpretazione, la sua, molto attuale e convincente, che non ha tradito il contesto ebraico antico in cui il testo biblico fu scritto; un sapiente dosaggio tra tono didascalico e una certa pacata ironia; un linguaggio semplice e diretto, in pieno stile Bergoglio. Rivolgendosi sia ai credenti sia ai non credenti, Benigni ha proposto un confronto tra dieci parole, dieci indicazioni morali sempre attuali e la loro infrazione continua ed esasperata, un decalogo che nella sua rilettura, però, non è stato un elenco di divieti, ma “un inno all’amore e alla libertà”, come ha riconosciuto il quotidiano l’Avvenire.
In tanti si stanno sbracciando pur di commentare e fornire chiavi di lettura del suo intervento. Ci si interroga sulle ragioni di questi ascolti sensazionali. Un forte bisogno di fede è la risposta, un bisogno tanto più forte in un momento di grave crisi come quello che l’Italia e gli italiani stanno vivendo: significa che il nostro cattolicesimo fino ad ora è stato solo superficiale e di facciata? È vero, è in momenti come questi che gli uomini hanno da sempre avvertito un forte bisogno di autenticità, di credere in un’entità superiore a cui affidarsi e aggrapparsi. E Benigni, proponendo la sua rilettura dei comandamenti, ha quasi esaudito le attese di chi lo stava ascoltando.
E quella percentuale così alta di giovani tra il pubblico? Giovani in cerca di valori è stata la risposta. Ma perché si continua a ripetere che i nostri ragazzi non hanno valori e soprattutto non credono? Ne ho visti molti svegliarsi presto al mattino e andare a pregare in chiesa prima della scuola per “passare 10 minuti con Gesù” e animare la novena di Natale. È stato un sacrificio per loro anticipare l’orario della sveglia, sapendo che sei lunghe e pesanti ore di lezione li avrebbero attesi, con le ultime interrogazioni da sostenere in vista dello scrutinio di fine trimestre. Eppure hanno varcato l’ingresso della scuola con entusiasmo, carichi di una gioia diversa. Non hanno avuto paura di rimanere “connessi con se stessi” come ha sostenuto Benigni, anzi. E non è stato il più grande comico italiano a proporre loro di vivere in modo diverso questo momento di preghiera, ma un giovane prete carismatico e coinvolgente forse quanto Benigni.
E quegli studenti liceali che, aderendo alla proposta del loro docente sui generis, hanno scelto un viaggio d’istruzione alternativo e hanno portato il loro sorriso ai bambini di un campo profughi in Palestina, non hanno dimostrato di amare il prossimo come se stessi?
Parlare di Dio fa ascolti, soprattutto se a farlo è un grande comico, ma ci sono anche tanti sacerdoti in gamba e laici che parlano di Dio e lo fanno in modo vivo, coinvolgente senza aver bisogno di un palcoscenico così importante come la tv di Stato per raggiungere il cuore della gente.
Lo scrittore Davide Rondoni ha definito Benigni un giullare. Il giullare per definizione è un saltimbanco che deve animare il pubblico, spiegando in modo semplice e divertente anche contenuti di un certo spessore. E Benigni lo ha fatto, come solo lui sa farlo. E questo è un dato di fatto: ha fatto uno spettacolo ed è riuscito a catturare l’attenzione di tanti italiani, proponendo in modo diverso il messaggio biblico. Sicuramente non ha dato risposte, ma ha posto delle domande e forse ha messo qualcuno in discussione. Se questo è stato il risultato, dobbiamo riconoscere i suoi meriti, pur con tutte le dovute cautele. Che ben venga Benigni allora!

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