Saverio Zagaria ha corso tanto, ha corso superando i propri limiti, sfidando se stesso in tre diverse discipline, tutte probanti, ma ognuna incredibilmente soddisfacente.

Il Triathlon comporta tenacia e sacrificio, una strada tortuosa che parte da una passione e taglia il traguardo delle emozioni, quelle che Saverio ha provato a raccontarci:

Ciao Saverio. Che emozioni hai provato, lo scorso 23 settembre, a rappresentare la tua Città nella Prima Edizione italiana del cosiddetto “Iron Man”?

L’emozione di essere presente è stata enorme, sapevo di avere e godere dell’appoggio di tutti quelli che mi conoscono anche se la città poco sa di questo sport e a volte vive con distacco questi eventi poco pubblicizzati sebbene ci fossero 74 nazioni rappresentate da tutte le parti del mondo e 2500 partecipanti. Sono legatissimo ad Andria ma il calcio, come in tutta Italia, attira l’attenzione di tutti, quindi il nostro sport, cosi come altri, vedi atletica ecc…, viene definito minore con un’eco minore. Spero che qualcosa cambi in tal senso.

La competizione di Triathlon prevedeva, nell’ordine, una gara di 3,8 km di nuoto, un percorso di 180 km in bici nel Parco Naturale delle Saline di Cervia, ed una maratona proprio da Cervia a Milano Marittima. Per riuscire nell’impresa bisogna necessariamente nascere, come suggerisce il nome dell’evento, “uomini d’acciaio” o bastano allenamento e buona volontà per diventarlo ?

Tutti dentro di noi abbiamo una componente forte che all’occorrenza tiriamo fuori nei momenti più difficili o quando scatta una scintilla che ci vuol far mettere in discussione o farci confrontare coi nostri limiti. La testa dev’essere d’acciaio senza tentennamenti o paure di non farcela poi la componente fisico-atletica si acquisisce con l’ allenamento.

Quale delle tre discipline immaginavi, alla vigilia, più faticosa?

Sicuramente la corsa, perché si tratta pur sempre di una maratona da fare dopo 7 h circa di gara per via delle altre due discipline

A posteriori ti senti di confermare le tue sensazioni?

Sì, ma posso dire che quando hai fatto 2/3 di gara e vedi il traguardo alla tua portata la fatica lascia spazio a pensieri più belli e alla voglia di farcela.

Che consigli dispenseresti a chi si affaccia per la prima volta a quest’attività agonistica?

Consiglio di farlo nella maniera più spensierata e semplice possibile senza la frenesia di guardare l’orologio o i tempi da abbattere o rispettare o l’ansia di sbagliare qualcosa, in una sola parola: GODERSELA. Nella Maratona finale in gara dopo il 21° km ho girato e non ho guardato più l’orologio ovvero il tempo (stava entrando in competizione con me e non gliel’ho permesso) e ho tirato dritto a sensazione verso la fine.

Chi vuoi ringraziare per quest’avventura?

Le persone da ringraziare sono tante. Innanzitutto mia moglie Annalisa per la pazienza, disponibilità, comprensione e sopportazione che ha avuto nei miei confronti soprattutto nell’ultimo anno quando avevo deciso di partecipare all’Ironman (avevo fatto un patto con lei chiedendole un anno di pazienza ulteriore). Il suo appoggio mi ha dato serenità e tranquillità necessaria per allenarmi secondo i ritagli di tempo che avevo disponibili o in base all’organizzazione che mi davo di giorno in giorno. Inoltre ha assecondato le mie esigenze nutrizionali e questo è lodevole. Un bacio forte va ai miei due figli, Vincenzo e Ornella, ai quali ho sottratto a volte del tempo prezioso specialmente nei fine settimana quando dovevo dedicare più tempo agli allenamenti. Cercherò di recuperare il tempo perso.

A parte la famiglia, qualcun altro ha avuto un ruolo determinante nella tua esperienza sportiva?

Dopo mia moglie devo ringraziare una persona che io definisco il mio Angelo custode e che chiamerò da qui in poi sempre ANGELO in quanto si è preso cura di me in una situazione particolarmente difficile sia a livello fisico che mentale. Ero reduce da un infortunio (frattura al perone) avvenuto il 28 Aprile 2017 in una gara a Orte (Spartan Race) che non avrei dovuto fare e che ha avuto ulteriori ripercussioni nei giorni a seguire (causa pessima gestione di me stesso), sino ai primi giorni di Giugno. Non ero ancora in grado di correre e avevo il fantasma di dover perdere 2 gare di preparazione/avvicinamento all’ evento finale di Cervia del 23 Settembre. Pertanto chiesi aiuto ad ANGELO affinchè mi aiutasse ad allenarmi meno. Sì, proprio così, nel senso che in quel momento avevo bisogno di un aiuto di una persona forte che mi aiutasse a non fare piuttosto che a fare determinate cose.

Un ruolo fondamentale lo ha avuto anche il mio compagno di allenamento Alessandro Suriano sempre presente con i sui consigli soprattutto nelle 2 discipline dove io ero meno preparato (nuoto e bici). Poi i primi amici di squadra e di avventura in questo magnifico sport Francesco Sgaramella, Beppe Bruno, Riccardo Sgaramella virtualmente con me a Cervia. Infine Ringrazio Rosa Piarulli.

Progetti futuri?

Semplice, godermi la famiglia il più possibile, riposarmi e ricaricare le batterie in vista di una nuova programmazione per il prossimo anno e di nuove sfide.

Fontehttps://pixabay.com/p-452572/?no_redirect
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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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