La democrazia del popolo è diventata, grazie al voto del 4 marzo, la presa di potere dei populisti

Caro Direttore,

la Renault rossa è tornata in via Caetani, dopo quarant’anni per ricordarci che il 9 maggio del 1978 l’Italia subì una ferita che non si è ancora rimarginata: la morte per fucilazione dell’uomo di Stato Aldo Moro. La Storia (e qualche altro) si servì delle Brigate rosse per spezzare l’avvicinarsi del nostro Paese a una democrazia compiuta: la grande alleanza fra i partiti popolari, Democrazia cristiana e Partito comunista, la fine della “conventio ad exludendum”.

La vita dell’uomo che più aveva creduto nella forza del dialogo e della democrazia si concludeva, dopo 55 giorni di Calvario, come un Cristo in croce. Lo Stato non volle salvarlo perché “non poteva cedere alla barbarie”, si disse. La linea della fermezza tenne uniti democristiani e comunisti, quelli che Moro aveva cercato di mettere insieme per allargare le basi della partecipazione democratica. I socialisti di Craxi ci provarono a trovare un onorevole scambio per salvare la vita di Moro, ma restarono schiacciati dall’intransigenza di Andreotti e Berlinguer.

Fu la decisione giusta? Al tempo pensavo di sì, oggi ho molti dubbi su quella fermezza… Ma non è questo il tema della mia riflessione di oggi.

Nel giorno del quarantesimo anniversario, ho sentito l’eco della profezia che il prigioniero Moro aveva fatto nelle sue lettere: “Il mio sangue ricadrà su di voi…”. Non un desiderio di vendetta, che pure avrebbe avuto le sue ragioni, ma una lucida profezia, che ieri si è verificata, come una beffa della storia. La democrazia del popolo è diventata, grazie al voto del 4 marzo, la presa di potere dei populisti. Una vera beffa. Mentre l’Italia ricordava, a via Caetani e altrove, la morte di un uomo che per la democrazia aveva dato la vita, nasceva il governo dei populisti di Salvini e Di Maio, i gemelli dell’antisistema che promettono una “rivoluzione” per spazzare via le classi dirigenti e distruggere quello che fino ad oggi è stato costruito, e che non è tutto così malaccio. Una voglia distruttiva che ha fomentato il malcontento e la rabbia, contro la ragionevolezza e contro la politica, anche la buona politica.

Non so quale sarà il risultato finale dell’avventura che ci accingiamo a vivere, con il Paese in mano al nazionalismo del Nord e al masianellismo del Sud. So che, per una serie di circostanze avverse e per colpa di uomini non all’altezza, abbiamo messo il Paese nelle mani di figuri che, all’onorevole professor Aldo Moro, non avrebbero potuto neanche allacciare le scarpe. Dio ci perdoni tutti.

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Antonio Del Giudice
Pugliese errante, un po’ come Ulisse, Antonio del Giudice è nato ad Andria nel 1949. Ha oltre quattro decenni di giornalismo alle spalle e ha trascorso la sua vita tra Bari, Roma, Milano, Palermo, Mantova e Pescara, dove abita. Cominciando come collaboratore del Corriere dello Sport, ha lavorato a La Gazzetta del Mezzogiorno, Paese sera, La Repubblica, L’Ora, L’Unità, La Gazzetta di Mantova, Il Centro d’Abruzzo, La Domenica d’Abruzzo, ricoprendo tutti i ruoli, da cronista a direttore. Collabora con Blizquotidiano.  Dopo un libro-intervista ad Alex Zanotelli (1987), nel 2009 aveva pubblicato La Pasqua bassa (Edizioni San Paolo), un romanzo che racconta la nostra terra e la vita grama dei contadini nel secondo dopoguerra. L'ultimo suo romanzo, Buonasera, dottor Nisticò (ed. Noubs, pag.136, euro 12,00) è in libreria dal novembre 2014. Nel 2015 ha pubblicato "La bambina russa ed altri racconti" (Solfanelli Tabula fati). Un libro di racconti in due parti. Sguardi di donna: sedici donne per sedici storie di vita. Povericristi: storie di strada raccolte negli angoli bui de nostri giorni. Nel 2017 ha pubblicato "Il cane straniero e altri racconti" (Tabula Dati).

6 COMMENTI

  1. Non condivido l’analisi, fermo restando che già nel 2011 la rivista di sinistra Micro Mega, pubblicava con rif di doc ufficiali, il coinvolgimento dei servizi segreti britannici nell’omocidio di Aldo Moro.
    Io penso che il sangue di Aldo Moro semmai si sia riservato contro qualcuno, è stato proprio su quella generazione di politicanti, un po’ ipocriti, che oggi criticano le scelte popolari chiamandole con spregio… “populismo”.

  2. Vede, se permette, le scelte “popolari” diedero all’Europa uomini come Churchill, le scelte “populista” diedero Hitler. Moro dei populismi aveva orrore. Lo sa chiunque lo abbia sentito parlare una volta.

  3. Io ovviamente non ho potuto sentire Aldo Moro dal vivo, ero un bambino nel 1978.
    Credo, comunque, che ci sia un problema e sta in due punti:
    1) se Aldo Moro fu davvero ciò che dite voi più grandi, significa che avete fallito come moltiplicatori del suo messaggio alle giovani generazioni;
    2) la supponenza della vostra “cultura” non ha prodotto buoni frutti, anzi è risultata deleteria per la nostra vita contemporanea. Che Dio ci perdoni per le malefatte della vostra generazione. Le nostre? Le pagheremo certo, ma dopo le vostre.

  4. Sono anni luce distante dalla sua visione del mondo. Questo articolo, poi, mi procura l’orticaria. Ma mi batterò sempre con vigore perché lei possa esprimere liberamente le sue opinioni. Preferisco essere contaminato piuttosto che rimanere solo su un’isola deserta. Grazie del suo contributo. Domenico

  5. Caro Domenico, io ho passato la vita in minoranza, convinto come sono che gli italiani sono peggiori delle loro classi dirigenti. Basta guardarsi attorno ogni giorno. Non ci rimane che un confronto di idee rispettoso, argomentato e storico.
    Caro Nunzio, gli uomini come Moro hanno contentito a questo Paese di cialtroni di uscire da un conflitto devastante e di portare questo Paese ad essere la quinta potenza mondiale. Poi la Storia ogni tanto cambia verso, arrivano le crisi cicliche, poi le riprese…Questo Paese di cialtroni ha campato alla grande avendo il ruolo di cerniera fra capitalismo e comunismo realizzato. La caduta del Muro di Berlino ha chiuso i rubinetti della nostra rendita. Ecco l’oggi. Solo Moro l’aveva capito in anticipo. Leggere il suo ultimo discorso al congresso della Democrazia Cristiana, sennò si ragiona da grillini superficiali. Piccolo consiglio.

  6. Grazie del consiglio sig. Antonio Del Giudice. Andrò a leggere quel discorso. Tanti auguri per il nostro futuro e scusi un certo tono aggressivo che potrebbe emergere nella mia scrittura precedente, deriva dal fatto che alla nostra generazione, mentre il capitalismo ci violentava, il comunismo (e la sinistra in generale) voltava lo sguardo da un’altra parte.

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