Che l’avvento per i cristiani sia periodo di preghiera e silenzio, di lotta e combattimento, di luce e sapienza per un percorso di Verità, Giustizia e Bellezza da testimoniare e vivere ogni giorno…

Avvento di umanità: per tutti, a cominciare da chi si dice cristiano. Domenica 3 dicembre 2017, è iniziato l’Avvento, il tempo forte dell’Anno liturgico, che per i cristiani prepara alla festa del Natale. La parola Avvento ha le sue origini nella lingua latina: adventus e significa venuta anche se, nell’accezione più comune, viene indicato come tempo di attesa.

Il tempo liturgico dell’Avvento, riporta con forza la necessità della vigilanza nella vita spirituale di ogni cristiano: “Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” Mt 24, 42. La vigilanza non è un attività speculativa, ma un lavorio spirituale e umano capace di cogliere i segni della presenza del Signore. La vigilanza è una predisposizione d’animo tra attesa e impegno nella quotidianità. Infatti nella tradizione cristiana la vigilanza è un fare attenzione alle porte del proprio cuore per un autentica custodia di se stessi, e non precipitare nel torpore del male.

Letteralmente in greco “nepsis” che significa veglia, vigilanza. In senso lato attenzione “prosochè” : cura di sé, l’attenzione a se stesso, la vigilanza di ogni istante. Per cui la vigilanza è in connessione all’attenzione e per il cristiano è un esercizio umano e spirituale di pazienza per sondare le profondità del proprio esistere. La vigilanza e l’attenzione permettono al cristiano di guardare, scrutare e illuminare i propri pensieri e le proprie azioni per l’apertura del proprio io e attendere, aspettare e accogliere l’altro, il diverso, lo straniero. Un dinamismo umano e spirituale, che permette al cristiano di fare esperienza della regola aurea del Vangelo: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti”. (Mt. 22, 36-40).

L’Avvento racconta un duplice movimento convergente: da una parte c’è il bisogno e il desiderio dell’uomo, che si fa invocazione e attesa, anelito e ricerca; dall’altra c’è il continuo farsi vicino di Dio, fino a raggiungere quel bisogno e colmare quel desiderio. Prossimità, essenzialità e disponibilità sono gli atteggiamenti che ritmano l’attesa, perché l’oggi, il presente di ogni uomo e donna, di ogni luogo e cultura, e il futuro dell’umanità restino gravidi di speranza tra le innumerevoli contraddizioni della storia; umanità e universalità sono i valori che segnano il compimento, perché la ritrovata relazione con l’altro, riconosciuto fratello e sorella, ci aiuti a ‘scendere dagli scanni, dai piedistalli, dalle cattedre…’ e andare incontro a ogni uomo: superare la cultura dell’eliminazione, dell’esclusione, del residuo e del momentaneo, come più volte ricorda “l’uomo venuto dalla fine del mondo”, che ha scelto di chiamarsi Francesco.

Oggi il falso mito della velocità industriale, la liquidità relazionale, e la moda dell’estetica hanno nascosto e oscurato le virtù umane e spirituali, che risiedono in ogni persona di buona volontà. Per un cambiamento socio-culturale, che tiene conto del ‘noi’ si parte sempre da se stessi, contagiare con le buone prassi gli altri e salvaguardare il creato intero.

Il tempo liturgico dell’avvento possa diventare per i cristiani, momento fecondo per se stessi e con trepidante attesa, aspettare e accogliere il Nostro Signore Gesù, che si incarna nella storia per la salvezza dell’umanità intera. Che l’avvento per i cristiani sia periodo di preghiera e silenzio, di lotta e combattimento, di luce e sapienza per un percorso di Verità, Giustizia e Bellezza da testimoniare e vivere ogni giorno della propria vita.

Buon Avvento di umanità.

Fontehttps://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/aa/Genova-Chiesa_di_San_Nicola_da_Tolentino-presepe.jpg
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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.

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