Oggi 805 milioni di persone nel mondo ancora muoiono di fame, 500 milioni sono obese, 2 miliardi sono malnutrite. Spesso nello stesso Paese. E in occasione di Expo 2015 “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, l’Onu lancia la Zero Hunger Challange, la sfida alla Fame Zero entro il 2025. Uno sguardo ai paradossi della “cura” alla fame nel mondo.
Nel 2000 l’Onu lanciò i “Millennium goals”, il primo dei quali era il dimezzamento del numero degli affamati nel mondo entro il 2015. Nel 2002 la Prima Conferenza Internazionale sulla Nutrizione organizzata dalla FAO in partnership con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, stabilì i 4 pilastri della sicurezza alimentare: disponibilità di cibo, accesso ad esso, utilizzo delle risorse per produrlo e infine stabilità di governi e produzione. Il 2015 è alle porte, e a 22 anni dal primo summit, molto è stato fatto per incrementare la disponibilità e l’accesso al cibo, e il numero di coloro che soffrono la fame si è ridotto del 20 %. Ma a quale prezzo? E soprattutto che ne è dei metodi di utilizzo e della stabilità, gli altri due pilastri?

Di qualche giorno fa la versione finale del Protocollo di Milano per l’alimentazione sostenibile, il documento promosso dalla Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition che verrà condiviso in occasione di Expo 2015 e che contiene gli impegni dell’Italia per combattere lo spreco alimentare e promuovere l’adozione di stili di vita più sani. Il protocollo segue l’impegno internazionale assunto dai 193 Paesi aderenti all’Onu, riunitisi il mese scorso alla Seconda Conferenza FAO, per sottoscrivere la Dichiarazione di Roma sulla Nutrizione, un nuovo accordo frutto di una lunga negoziazione tra gli Stati membri e i cosiddetti “non state actors” mondiali, ovvero membri della società civile, ONG, settore privato, piccoli produttori e agenzie di sviluppo.
Ad aprire la Conferenza del 2002 fu Giovanni Paolo II, che mise in guardia il mondo dal “paradosso dell’abbondanza”, la quantità di cibo prodotto sarebbe stata sufficiente a sfamare una popolazione mondiale in aumento, ma senza controllo e responsabilità da parte di tutti, sarebbe stata mal-indirizzata, mal distribuita e soprattutto sprecata, lasciando ancora morire di fame milioni di persone. I timori del Santo Padre non erano infondati, tanto che questa nuova conferenza ha avuto come focus di discussione la malnutrizione, nelle opposte e tragiche derive della sotto-nutrizione, che ancora affligge 805 milioni di persone nel mondo, e l’obesità che ne coinvolge 500 milioni e causa malattie anche gravi come diabete e disturbi cardiaci, con costi sociali ed economici elevatissimi.

Aumento della disponibilità di cibo/diminuzione dei sottonutriti, dunque. Tutto vero, se non fosse che per raggiungere l’obiettivo, in particolar modo nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, si sono trascurati la qualità del cibo prodotto, il rispetto delle identità culturali e delle tradizioni alimentari dei vari popoli e la preservazione dell’ambiente (si veda la deforestazione selvaggia e la confisca delle terre ai piccoli contadini perché le multinazionali le sfruttassero allo stremo votandole a monocolture alimentate a pesticidi). Tutto questo sotto gli occhi indifferenti di governi instabili e corrotti, soprattutto in quelle aree del globo che hanno conosciuto una crescita economica rapida e sregolata, e stanno affrontando la “transizione alimentare”, come ad esempio in Africa e in America Latina.

Due sono le piaghe che questi Paesi e (anche se in minor misura) quelli industrializzati si trovano ad affrontare: il doppio problema che caratterizza la coesistenza di sotto-nutrizione e obesità nella stessa nazione, anche a causa della cattiva distribuzione degli alimenti, a cui si aggiunge la “hidden hunger”, la fame nascosta, ovvero il consumo di cibo che non soddisfa il fabbisogno di vitamine e minerali utili allo sviluppo fisico e mentale delle popolazioni, e attualmente colpisce 2 miliardi di persone, in maggioranza donne e bambini appartenenti alle famiglie a basso reddito. In questi anni, infatti, l’aumento della quantità è stato accompagnato da un abbassamento della qualità del cibo prodotto, con la predilezione per il “junk food”, cibo spazzatura, meno costoso da produrre ma più redditizio, e facilmente abbordabile dai ceti sociali più poveri.

Questi danni “collaterali” hanno fatto emergere un altro tema chiave del summit: le responsabilità e le mancanze delle multinazionali e soprattutto dei singoli Governi, i quali non possono più temporeggiare o voltare lo sguardo dall’altra parte, devono attuare politiche coerenti affinché la sicurezza alimentare e la Zero Hunger Challange, la nuova sfida lanciata dall’Onu che si propone l’eliminazione della fame nel mondo entro il 2025, siano raggiunte e vinte attraverso un approccio olistico e multidisciplinare, che porti finalmente ad uno sviluppo sostenibile per l’ambiente e gli esseri umani, con la conseguente produzione, distribuzione ed educazione al consumo di cibi più sani e nutrienti nell’ambito di una dieta diversificata.
E sulla rinnovata centralità e il rispetto della dignità dell’essere umano e della natura, ha gravitato il discorso ufficiale dell’ospite d’onore di questa Seconda Conferenza, Papa Francesco, il quale ha sollecitato i governi ad attuare politiche che tengano conto soprattutto dei diritti dei protagonisti, di coloro che realmente patiscono ogni giorno fame e malnutrizione, a smettere di trattare il cibo come una qualunque merce da usare per speculazione finanziarie e per indebite pressioni politiche ed economiche. Ma forte è stata anche la sua dichiarazione sul rispetto del pianeta: “Dio perdona sempre le offese, gli abusi; sempre perdona. Gli uomini perdonano a volte. La Terra non perdona mai!” quindi “Custodire la sorella Terra, la madre Terra, affinché non risponda con la distruzione”.

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Valeria Carbonebasile
Valeria Carbone Basile Nata ad Andria 32 anni fa, negli ultimi 13 anni ha vissuto a Bari, Roma e New York. Giornalista pubblicista, specializzata in spin doctoring e crisis communication, ha iniziato la sua carriera nella filiale romana dell’agenzia di pubbliche relazioni americana Ketchum, dopo aver lavorato come addetta stampa alla Missione Permanente d’Italia alle Nazioni Unite a NYC, come apprendista giornalista nell’ufficio romano dell’americana Associated Press e come Producer al desk esteri di Skytg24. Oggi offre consulenza in strategie di comunicazione, PR e ufficio stampa ad aziende e istituzioni locali, nazionali e internazionali. Nel tempo libero coltiva la sua passione per la pittura e per lo studio delle relazioni internazionali e della politica americana.

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