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“Dopo dicembre vado a fare quello che ho sempre fatto: militare”. È questo il saluto che Cristina Fernandez de Kirchner ha rivolto ai suoi argentini dalla sua pagina facebook alla vigilia delle elezioni presidenziali del 25 ottobre scorso.

Quella di Cristina, come la chiamano affettuosamente gli argentini, è stata una presidenza piena di successi ma terminata con molti dubbi e polemiche, ultima la sua mancata partecipazione all’insediamento del nuovo presidente alla Casa Rosada. La dinastia dei Kirchner per l’Argentina è durata complessivamente 12 anni, considerando che l’avvocatessa peronista è stata first lady a fianco del marito Nestor Kirchner, prima di diventare l’amatissima “Presidenta” del Paese sudamericano.

Partiti dalla Patagonia, sconosciuti alla politica nazionale e agli argentini, i Kirchner, provenienti entrambi dalla Juventud Peronista, sostenitori di un peronismo di sinistra socialdemocratico e socialista, hanno, nei loro 12 anni di presidenza, cambiato il Paese, riducendo la povertà , favorendo i processi sui delitti commessi durante la dittatura e introducendo nella cattolicissima Argentina i matrimoni omosessuali.

Il “kirchnerismo”, per l’Argentina incomincia nel 2003. All’indomani della terribile crisi economica del 2001, le elezioni presidenziali sono vinte da uno sconosciuto esponente peronista, governatore della provincia di Sant Cruz, nella Patagonia più profonda. Il nuovo presidente è Nestor Kirchner, il suo partito, fondato con la consorte Cristina, chiamato “Fronte per la vittoria”, incarna un peronismo di sinistra. Le priorità di Kirchner all’indomani delle elezioni sono la lotta alla povertà e il superamento della crisi economica che ha portato l’Argentina a dichiarare default nel 2002. Grazie alle politiche del presidente i risultati arrivano presto: il debito viene ristrutturato, la povertà, che raggiungeva livelli del 60 per cento diminuisce, la crescita economica raggiunge picchi del 10 per cento.

Kirchner, contrario al liberismo dei suoi predecessori, rinsalda l’alleanza con i Paesi sudamericani guidati da esponenti di sinistra (Lula, Bachelet, Castro) e si allontana dagli Stati Uniti d’America guidati allora da George W Bush.

Pur se popolarismo, Nestor Kirchner decide di non ricandidarsi alle elezioni del 2007. Pensando di ripresentarsi quattro anni dopo, il presidente decide di candidare sua moglie Cristina Fernandez, senatrice della provincia di Buenos Aires: il fattore “K” per l’Argentina sarà ancora determinante. Cristina annuncia la sua candidatura a “presidenta” dalla sua città natale, La Plata, nel luglio 2007.

Alle elezioni vince al primo turno con il 45 per cento dei voti, dopo Isabel Pèron, unica donna presidente succeduta al marito Juan Pèron senza il consenso elettorale, Cristina è Presidenta dell’Argentina, prima donna eletta dal popolo. All’inizio della sua presidenza nazionalizza importanti settori tra cui la compagnia aerea di bandiera argentina e i fondi pensione. Nei primi mesi di governo raggiunge picchi di popolarità vicini al 60 per cento.

Le ombre sulla sua presidenza però arrivano ben presto dal settore agricolo. In seguito all’aumento delle tasse sull’esportazione della soia, in Argentina si registrano ben 129 giorni di protesta.

I successi per la presidente arrivarono dalla lotta alla povertà, che diminuisce passando dal 60 al 11 per cento, dalla costruzione di scuole e dalle battaglie per i diritti umani, di cui si è sempre fatta sostenitrice.

Il 27 ottobre 2010, Nestor Kirchner muore improvvisamente a 60 anni, in seguito a un infarto. Il kirchenrismo, a partire da quel giorno, dipende solo da Cristina.

La presidenta è riconfermata alle elezioni del 2011, ma il suo secondo mandato è più denso di ombre che di luci.

Nel 2012 gli argentini tornano in piazza e protestano contro il governo, contro il fattore “K” e le sue politiche, ma il periodo più difficile Cristina lo affronta alla fine del suo mandato, nel gennaio del 2015, a causa della morte del procuratore Nisman. L’uomo, probabilmente morto suicida, indagava su un attentato del 1994 nel centro ebraico di Buenos Aires, opera dell’Iran. Dalle carte di Nisman Cristina risultava coinvolta per aver insabbiato la vicenda pur di ottenere dall’Iran prezzi agevolati sulla fornitura di petrolio.

La legge elettorale argentina non le permette un terzo mandato. Alle elezioni del 25 ottobre la presidenta ha appoggiato Daniel Scioli, esponente del partito fondato dai coniugi Kirchner, il Fronte per la Vittoria. Scioli, di origine italiana, ha perso il ballottaggio con il conservatore Mauricio Macri, nuovo padrone dell’Argentina dal 10 dicembre.

Alle elezioni era candidato come deputato anche Maximo Kirchner, figlio trentottenne di Cristina e Nestor. La sua elezione alla Camera dei Deputati nel feudo di famiglia, la provincia patagonica di Santa Cruz, non pone fine, almeno per il momento, alla dinasta Kirchner. Ma non solo. Sono in tanti a scommettere che Cristina torni a ricandidarsi per la presidenza tra quattro anni.

Sul kirchnerismo quindi, in Argentina, non sembra che sia stata ancora scritta la parola fine.

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