I curdi sono la minoranza etnica più numerosa al mondo, circa 40 milioni di bambini, donne e uomini, privi di identità nazionale. Non hanno uno Stato e non hanno un governo, hanno però una tradizione culinaria eccezionale e delle danze meravigliose, durante le quali sembra che le donne e gli uomini curdi possano davvero volare.

Hanno poi creato un partito, il PKK, un partito di resistenza che l’Unione Europea, la Turchia, l’Onu e la Nato hanno dichiarato “organizzazione terroristica”. È questa la reale essenza del PKK? O è una forma di difesa dalle persecuzioni che i Curdi ricevono da anni e anni?

Ricapitoliamo velocemente gli ultimi avvenimenti curdo-turchi per provare a capire cosa sia successo nelle piazze di Ankara lo scorso 10 ottobre. Il Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) del presidente Erdoğan ha perso la maggioranza il 7 giugno scorso alle elezioni politiche. In quelle stesse elezioni, per la prima volta, il filocurdo Partito democratico dei popoli (Hdp) ha superato la soglia di sbarramento del 10 per cento necessaria per essere rappresentato in parlamento. L’Akp tuttavia è rimasto al potere anche senza maggioranza, non accettando i compromessi necessari per formare un governo di coalizione: per questo Erdoğan ha indetto le elezioni anticipate per il prossimo primo novembre. Questo risultato scomodo per l’Akp avrebbe spinto, secondo la lettura di alcuni, Erdoğan ad incrementare l’offensiva contro i Curdi. Un’estate, infatti, quella curdo-turca appena trascorsa, illuminata da numerosissime esplosioni più che dal sole.

Il corteo pacifista che ha avuto luogo ad Ankara lo scorso 10 ottobre era guidato e sostenuto da esponenti filo-curdi che chiedevano la fine delle ostilità tra lo stato turco e il PKK, chiedevano cioè la pace. Il 10 ottobre 2015 però la pace è stata uccisa due volte.

La prima a causa delle esplosioni-kamikaze durante la manifestazione pacifista, le quali hanno fatto 97 morti e 286 feriti, colpendo girotondi di pace di giovani di troppo audaci speranze. Il corpo inerme della pace steso accanto agli altri in piazza ad Ankara si è visto sussultare la notte di quello stesso giorno ed è per questo che possiamo dire che quel giorno la pace sia morta una seconda volta: lo stato turco, la stessa notte dell’attentato, nonostante il cessate il fuoco del PKK, ha colpito le sue postazioni nell’sud-est del Paese e nel nord dell’Iraq, facendo altri 57 morti.

Chi è il responsabile degli attentati del 10 ottobre? In Turchia si parla ormai di “delitto mafioso di Stato” e non senza ragioni, dato il carattere del progetto politico di Erdoğan.

“La cagion che ha fatto il mondo reo” rimane imperscrutabile, ma forse un indizio c’è: questo antico vizio dell’uomo di dividersi in religioni, nazioni, partiti…

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