Siamo nel 356 a.C. e a Pella, in Grecia, accade qualcosa di straordinario. Filippo II re di Macedonia e la sua venerabile coniuge e principessa epirota, Olimpiade, si uniscono dando vita ad Alessandro, il più grande di tutta la storia e di ogni leggenda.

Storia? Leggenda? Com’è possibile, vi sarete già chiesti, che due termini così improbabilmente vicini possano essere accostati. Ebbene sì, signori: Alessandro è Magno perché è stato storia culminata in leggenda.

Il giovane eroe seppe col tempo guadagnarsi appellativi divini, com’era normale che fosse. A soli 22 anni, il figlio maggiore di Filippo II intraprese una fulminea campagna di conquista che lo incoronò capo di un impero estesosi dal Nilo sino al fiume Indo.

Monumento per la Storia e Leggenda per noi, Alessandro ottenne anche la stima e l’affetto di tutti i suoi connazionali, per i quali rappresentava l’incarnazione della gloria, dei suoi soldati, che lo ammiravano come il loro comandante dall’ineguagliabile abilità strategica e dall’inesauribile energia, e infine dei suoi cortigiani, guadagnandosi venerazioni prima di allora riservate solo agli dei.
Alessandro, emblema tipico di un eroe di stampo classico, morì a Babilonia nel 323 a.C., alla giovane età di 33 anni che in relazione alle innumerevoli imprese vinte più di ogni altra cosa ci dice della sua grandezza.

Noi, gente di Odysseo e navigatori d’esperienza, ci siamo messi in viaggio sfidando le tenebre dell’Ade per incontrare il Magno e, dal più basso della nostra modestia, porgergli qualche ‘glorioso’ quesito.

Salve, gloriosissimo Imperatore del mondo, signore delle terre che attraversano l’Egitto e giungono nella lontana Asia. Siamo troppo piccoli, lo ammettiamo, dinnanzi alla sua figura ma le andrebbe di raccontarci un po’ della sua storia leggendaria?

Evitate gli epiteti, li detesto. Cosa volete sapere con esattezza?

Per esempio, ci piacerebbe sapere quanto l’educazione ricevuta sia stata determinante nella sua la scalata al potere.

Il discorso è complesso. Se intendete sapere della mia istruzione politica, fisica e militare, devo tutto a mio padre, che nell’intenzione di rendermi un sovrano capace e accorto non perse tempo cominciando già da quando ero ragazzo. Se, al contrario, desiderate conoscere il mio precettore intellettuale, devo tutto al più grande dei maestri di filosofia, Aristotele. Al filosofo greco presto tutte le mie riconoscenze: la lettura dell’Iliade e dell’Odissea, ovvero l’astuzia di Odysseo e la tenace forza eroica di Achille ed Ettore, sono stati di essenziale importanza per la mia formazione.

Quanti elogi per il suo maestro: eppure sappiamo che il vostro rapporto ha riscontrato non poche frizioni…

La formazione sulla quale fui plasmato era quella tradizionale greca tutta incentrata sul nobile ideale di giovane kalòs (bello) e agathòs (buono). Di questo e di molto altro ancora sarò eternamente riconoscente ad Aristotele. A tal proposito, per esempio, ricordo ancora le parole che gli dissi al riguardo: “Io preferirei distinguermi per la conoscenza delle cose più che per la potenza delle armi e di un impero”. Al potere, però, non potei sottrarmi.

Come andò a finire?

Il maestro serbava per me la vana speranza di rendermi un sovrano “illuminato” che, forse, avrebbe permesso di vedere realizzata l’utopia platonica dei filosofi al potere. Sapeva insegnare come nessun altro, ma il potere è un’altra cosa. Decisi, allora, di abbandonare i deboli principi democratici, fondati sulla costituzione mista e sul ridicolo ideale dei filosofi al potere, e di governare secondo l’antica, ma da me illuminata e modernizzata, maniera orientale.

Le va, ora, di raccontarci le imprese più grandi che le sono valse il sommo attributo?

Finalmente qualcosa di interessante! Ebbi modo di offrire le mie abilità militari già nella battaglia del 338 a.C., nella quale stroncammo le truppe greche. Tutta la mia determinazione e ogni mia più grande ambizione trovarono campo, però, non appena mio padre nel 336 venne assassinato. Il dolore che mi lacerava era tanto, ma con estrema decisione e, lo ammetto, arguta strategia riuscii a salvare l’impero dalle losche intenzioni dei congiurati.

Sbalorditivo per un così giovane condottiero! La prego, continui.

Devo tuttora la mia fama alla vincente campagna di Persia. Nessuno prima di allora era riuscito nell’impossibile impresa. Nel 333 a.C. Dario III e le sue truppe dovettero inginocchiarsi alla caparbietà delle mie formazioni. Più fulmineo di un fulmine, allora, assoggettai anche le terre di Siria e Fenicia, giungendo infine in Egitto, dove fui salutato come il “figlio di Ammone”. Davvero troppo? Non ho ancora concluso. Sorpresi tutti i miei cortigiani non appena decisi, contro ogni improbabile possibilità di vittoria, di volgermi verso le terre mesopotamiche. In un baleno vinsi Babilonia, Susa e Persepoli. Dario? Ahahah, si diede alla fuga.

Davvero “Magno”, può riempirsi il petto d’orgoglio! Ma non solo per questo, giusto?

Ho saputo vincere tanto, ma, credetemi, mai il mio cuore è fuggito da ogni tentativo di umana compassione. Gli abitanti di tutte le terre che ho conquistato dovevano sentirsi cittadini e non sudditi oppressi. Un esempio? Punii esemplarmente uno stupido governatore che, per farmi cosa gradita, ammazzò in modo infame Dario. Non solo, gli resi un funerale grandioso e solenne. Sempre, ricordate, si deve dare agli sconfitti una possibilità di rinascita, sempre.

Ci raccontati, per ultimo, del suo amore con Rossane…

Lei era bella. Di più, la più bella. I miei occhi l’amarono non appena ebbero la gran fortuna di incrociare la sua bellezza divina. L’unico problema? Era la figlia del sovrano della Battriana. In Macedonia, però, non la presero bene. Tutti i miei sforzi volti a creare un mondo fondato sulla filantropia tra Greci, Macedoni, Asiatici e Africani dovettero scontrarsi con gli egoismi della classe dominante macedone. Il mio potere e la mia gloria si vanificarono di fronte alle proteste dei soldati che non digerivano i miei atteggiamenti affabili in Oriente. Non ressi, la febbre e la malaria mi uccisero in Babilonia. Avevo 33 anni.

Il suo nome era Alessandro Magno: la sua storia è stata la vittoria, la sua leggenda continuerà a vincere nei secoli contro ogni labilità del tempo.

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Giuseppe Davide Farina
"Ci vuole passione!": furono le ultime parole che mi sussurrò mio nonno prima di morire. Indimenticabili, significative ed emblematiche, incarnano tutta la mia personalità. Urlo di gioia quando segno un goal, il calcio è la mia passione sportiva. Il mio animo è profondamente turbato dagli interrogativi di Socrate e Platone, La filosofia è la mia passione culturale. Instancabilmente curioso, desidero sempre ed appassionatamente approdare ad Itaca, comprendere il senso di ciò che vivo e conosco.