Su La7, uno spettacolo che la pubblicità non doveva permettersi di interrompere, per quanto la quantità di scemenze potessero bastare…

Caro Direttore,

serata fantastica con la madrina del grillismo su La7, domenica scorsa. Non per merito della Grüber, che asseconda lo spettacolo, ma di uno scatenato Alessandro Di Battista detto Ale, che si prende la scena con aria da Che Guevara, via satellite o stream (non saprei) dal Guatemala. Agitato e descamisado, che sembra il gemello separato di Salvini, tanto spara fregnacce come fossero incontrovertibili assunti teologici. E però ricorda al gemello che i 49 milioni vanno restituiti fino all’ultimo centesimo, perché i leghisti sono scemi e si son fatti beccare, mentre il Pd s’è fregato un miliardo legalmente perché i piddini sono banditi, mica pirla come i leghisti. Però ci sono due parole che tagliano la testa al toro e saldano l’alleanza gialloverde: sovranità e morte ai partiti (essendo M5stelle e Lega due note bocciofile).

Sovranità alimentare, e poi industriale, quindi scientifica, intesa come scopone. Basta capitalismo e globalismo. Ci sono i robot? Allora non c’è più lavoro, serve reddito di cittadinanza per tutti. E l’Ilva? Andava chiusa ma, per gli imbrogli di Calenda, non è stato possibile. Tria dice che ci sono pochi soldi da spendere? Allora, riforme a costo zero, agente provocatore e basta corruzione. Ah, quelli privati dei vitalizi fanno ricorso? Vuol dire che abbiamo fatto bene. Il governo non riesce a mantenere le promesse? Colpa della sinistra che è sparita e non fa opposizione. Nazionalizzare le autostrade subito contro la mangiatoia. I Giornaloni ci attaccano perché gli editori pure loro nella mangiatoia, tranne La7, ovvio. El Che Ale picchia come un fabbro… E fa intendere che fosse per lui, altro che questo smidollato Di Maio…

Uno spettacolo che la pubblicità non doveva permettersi di interrompere, per quanto la quantità di scemenze potessero bastare. Ho approfittato per riprendere la lettura serale che mi regala bei sogni. Ho sognato di aver visto Crozza che imitava Grillo che si faceva chiamare Ale che pensava di essere Che Guevara. Che al mercato mio padre comprò…

Fontehttps://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/c8/Alessandro_Di_Battista_in_Piazza_del_Popolo_%28Rome%29_March_2_2018.jpg/783px-Alessandro_Di_Battista_in_Piazza_del_Popolo_%28Rome%29_March_2_2018.jpg
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Antonio Del Giudice
Pugliese errante, un po’ come Ulisse, Antonio del Giudice è nato ad Andria nel 1949. Ha oltre quattro decenni di giornalismo alle spalle e ha trascorso la sua vita tra Bari, Roma, Milano, Palermo, Mantova e Pescara, dove abita. Cominciando come collaboratore del Corriere dello Sport, ha lavorato a La Gazzetta del Mezzogiorno, Paese sera, La Repubblica, L’Ora, L’Unità, La Gazzetta di Mantova, Il Centro d’Abruzzo, La Domenica d’Abruzzo, ricoprendo tutti i ruoli, da cronista a direttore. Collabora con Blizquotidiano.  Dopo un libro-intervista ad Alex Zanotelli (1987), nel 2009 aveva pubblicato La Pasqua bassa (Edizioni San Paolo), un romanzo che racconta la nostra terra e la vita grama dei contadini nel secondo dopoguerra. L'ultimo suo romanzo, Buonasera, dottor Nisticò (ed. Noubs, pag.136, euro 12,00) è in libreria dal novembre 2014. Nel 2015 ha pubblicato "La bambina russa ed altri racconti" (Solfanelli Tabula fati). Un libro di racconti in due parti. Sguardi di donna: sedici donne per sedici storie di vita. Povericristi: storie di strada raccolte negli angoli bui de nostri giorni. Nel 2017 ha pubblicato "Il cane straniero e altri racconti" (Tabula Dati).