La consuetudine è di considerare Albert Einstein come il più grande e rivoluzionario scienziato che i posteri ricordano. Agli inizi del secolo, poco più che ventenne, infatti, fa qualcosa di grandioso che di lì a poco lo avrebbe reso immortale e che vale la grandezza degli epiteti a lui associati.
Ma per quanto ci risulti difficile da concepire, la fisica non fu l’unica passione della sua vita. Di passioni, nel senso stretto del termine, ce ne sono state altre. In definitiva: Albert Einstein era anche un uomo.

Nell’ultimo decennio, un centinaio di lettere inedite, poi rese fruibili da varie pubblicazioni, ma di cui ancora poco si sa – per disattenzione più che per mancata risonanza – ci restituiscono l’immagine di un uomo che forse conosciamo “relativamente”, appunto. Un uomo che viene definito, dopo anni di ricerca, da Dennis Overbye – vice caporedattore di scienze del «New York Times» –  come “renitente alla leva e poeta, violinista e sedicente bohémien, un ciclone impertinente e carismatico che lasciò dietro di sé un grande scompiglio privato e professionale”.
Albert Einstein ha amato, ha tradito, ha lasciato, è stato malizioso e scanzonato, forse anche con una velata perfidia, di quelle furenti, cioè sentimentali. È così che si diventa spesso quando si ama, e quando forse si è sregolati. Si sa, genio e sregolatezza, appunto, sono concetti quanto mai vicini, per lo meno se si prende per vero il modo di dire.

Foto-1

Come una volta Albert scrisse in una poesia per un amico, “la metà superiore progetta e pensa, mentre la metà inferiore determina il nostro destino”. Questo è tutto dire.
Einstein ha avuto all’attivo due matrimoni, il primo con la fisica serba Mileva Maric, e il secondo con una sua cugina, Elsa, e a questi si aggiungano svariati flirt e relazioni anche extraconiugali. Da ricostruire, quindi, è la vita non dello scienziato, e appunto non lo farò qui, ma – diciamolo pure – di un donnaiolo. Forse.

Albert incontra Mileva nel 1896, all’Ecole Politecnique di Zurigo, dove lei si laureò in fisica; inizialmente furono compagni di studio e Mileva certo si distinse per l’indiscutibile zelo e la forsennata applicazione: all’inizio lui le prestò i suoi appunti e rimase certamente colpito quando gli tornarono indietro corretti. Iniziò così il loro legame, che seguì probabilmente una trama a doppio intreccio: da un lato amanti e poi sposi, dall’altro colleghi.
Colleghi, però, forse non è il termine più appropriato, perché ad essere precisi lei lo seguì strenuamente in tutti i suoi studi, come una fedele compagna che non disdegnava rimanere in ombra; tenace e sistematica, come viene ricordata dallo stesso scienziato, rappresentava per lui – discontinuo e scoppiettante “genio” – una compagna ideale, che compensava soprattutto le sue difficoltà in matematica. Lui stesso afferma nel 1905: “Ho bisogno di mia moglie. Lei risolve tutti i miei problemi matematici”. O ancora, rivolgendosi direttamente a lei: “Sono così contento di averti trovata, una persona che mi sta alla pari, forte e indipendente quanto me”.

Di pari passo al sodalizio mentale e scientifico, la loro storia d’amore va avanti con non poche difficoltà, causate soprattutto dall’intransigenza dei genitori di lui, da sempre contrari al loro legame perché Mileva – fedele, premurosa, dall’intelligenza sopraffina, quasi devota – aveva, però, una “pecca”: non era ebrea. E la cosa divenne straziante quando, rimasta incinta, fu costretta a partorire clandestinamente e affidare la figlia Lieserl a una nutrice; il destino di questa bambina pare avvolto nella nebbia: adottata o morta di scarlattina a pochi mesi, non si sa, ma certamente Albert e Mileva ne persero drammaticamente le tracce.

foto-2

Ne esce quindi un quadro preciso, anche se non del tutto sondabile, quello di una donna piegata dall’enorme peso di un uomo, un peso che si componeva di vari elementi: il carattere sui generis, la carriera accademica e di ricerca, il clamore conseguito, la famiglia certo poco accomodante e poi, la cosa forse più evidente, la spiccata personalità, il fervore quasi abbacinante e accentrante che “il genio” sprigionava.
La collaborazione scientifica tra i due si cementò ancor più dopo le nozze, nel 1903, possibili solo in seguito a un’occorrenza luttuosa: la morte del padre di lui. In quegli anni nacquero le opere fondamentali dello scienziato sulla teoria della relatività che rimescolò le carte in tavola della fisica classica. Mileva aveva rinunciato a citare il proprio nome e cognome nelle pubblicazioni del marito, affermando: “Siamo una sola pietra”, e giocando con i lemmi ein stein che compongono il cognome, cioè “una pietra”. Lo seguì ovunque, trovando in realtà sempre meno tempo da dedicare al lavoro scientifico, perché nel frattempo fu mamma di altri due figli: Hans Albert e Eduard; furono soprattutto i problemi di salute del minore a risucchiare tempo ed energie a Mileva, tanto che quando Albert divenne direttore dell’Istituito di Fisica Kaiser Wilhelm di Berlino, fu costretta a tornare a Zurigo, con i figli, dove la travolsero innumerevoli problemi economici e la galoppante schizofrenia del piccolo Eduard.
Una vita, quella di Mileva, completamente fusa con quella del marito e con le sue ricerche. Nebbie, però, si aggirano intorno al contributo effettivo dato dalla Maric in merito alle superlative teorizzazioni che hanno avuto luce nel 1905; pare, infatti, che i manoscritti originali, pubblicati quello stesso anno, negli “Annali della Fisica” portassero il nome Einstein-Maric, appunto. Un lavoro a quattro mani, dunque. Idea supportata anche da alcune dichiarazioni ritrovate in carteggi privati dello scienziato, tra il 1900 e il 1901: “Ancho’io sono molto contento dei nostri nuovi lavori. Adesso devi proseguire la tua ricerca – come sarò orgoglioso quando il mio tesoro sarà magari un piccolo dottorino e io stesso sarò ancora un uomo qualunque”. E ancora: “Come sarò felice e orgoglioso quando avremo terminato con successo il nostro lavoro sul moto relativo! Quando osservo le altre persone, apprezzo sempre più le tue qualità!”

Valentina Capogna

Leggi la seconda parte dell’articolo


[ Foto copertina: itsmyfun.ne ]
[ Foto 1. Albert Einstein e Mileva Maric ]
[ Foto 2. Mileva Maric con i figli Hans Albert ed Eduard ]

 

 

LASCIA UNA RISPOSTA