Tra la Svezia e la Russia si estende una terra romantica e misteriosa. Ne ho sentito parlare la prima volta nel febbraio 2008. Svuoto la valigia dei ricordi. Scrivere della Finlandia è come parlar di me per la prima volta.

L’arrivo e la scoperta
È buio e fa freddo, così freddo che sento la punta del naso congelarsi. Sono i primi 18 gradi sotto zero della mia vita. Aspetto il taxi in aeroporto e arrivo all’appartamento alla periferia di Helsinki che mi hanno assegnato. È in un piccolo quartiere residenziale immerso nel verde, coperto dalla neve. Le strade sono enormi e sembrano tutte uguali. Pini e betulle si susseguono in file ordinate. Il cielo pare più grande e ho l’impressione di guardare il mondo per la prima volta da un’altra prospettiva.
Mi apre la porta Alena. Lei è tedesca e ha già riempito i pensili della cucina di pane nero. Sono le 2 del pomeriggio, ma fuori è così buio che sembra notte fonda. Segnali stradali con parole incomprensibili non mi aiutano. L’indomani avrei scoperto che in Finlandia d’inverno uscire di mattina alle 9 è come andar in giro nel cuore della notte e che poi, fino alle 13.00, il cielo ha il colore della neve, di un bianco abbagliante. Il freddo è pungente, secco ma piacevole, risveglia i sensi. Guanti e cappello diventano all’improvviso una esigenza più che una moda. La neve si posa per metri e metri fino a ricoprire completamente le strade. È più pesante della nostra, brilla e trasforma il paesaggio rendendolo un quadro affascinante e di straordinaria bellezza. Ricordo lunghe camminate per le strade silenziose e ordinate di Helsinki, sento ancora il tepore al rientro e sorrido pensando a quella curiosa abitudine di togliersi le scarpe subito dopo esser entrati in casa. Il numero di ospiti è pari a quello delle scarpe per terra all’angolo dell’ingresso. La trovo un’usanza unica, permette un’immediata familiarità.

Il rispetto e la civiltà
L’università di Porthania ci accoglie in una grande hall. Ogni studente ha il suo armadietto e ci sono le scatole del “lost and found”, piene di guanti spaiati e sciarpe smarrite, in cui ritrovo un cappello rettangolare, di feltro e pelliccia verde, un radical chic a cui non riesco a resistere. Percepisco da subito un rispetto straordinario per le cose e per la gente. È in ogni angolo, in ogni sguardo, nell’aria. Mi affascinano la civiltà, l’ordine, la pulizia, la precisione, l’educazione, la discrezione. Scovo una sedia che ricorda una culla a dondolo posta in verticale di plastica spessa, l’unico posto delle aree studio dell’università in cui è concesso parlare al telefono. Tolgo le scarpe, lo fanno tutti. È come essere a casa. Potrei andarci a studiare persino di domenica. Giovani professori parlano con gli studenti chiamandosi per nome. Ogni parere è importante. I programmi e le lezioni sono entusiasmanti, si fanno ricerche di gruppo, si creano animate discussioni tra studenti di ogni nazionalità, ci si ascolta. In aula c’è un tale silenzio spontaneo. Le biblioteche sembrano musei e per ogni libro sono disponibili diverse copie intatte. Non compro testi, decido di prenderli in prestito, il tutto è semplicissimo.
Tutto è così preciso e ordinato in questa mia vita al nord del mondo che mi entusiasmo ogni secondo. Osservo, ascolto, imparo.
Zigomi spigolosi e occhi di ghiaccio si alternano silenziosi in metropolitana. Guardi discreti che ti scrutano senza dir nulla. Il tempo condiziona l’umore in Finlandia oltre che la natura e il paesaggio.
I mesi invernali sono finalmente passati e la primavera esplode con tutti i suoi colori.
Attendo curiosa l’1 maggio, giorno in cui si festeggia uno dei più attesi eventi ad Helsinki: il Vappu. Partecipo insieme ai miei amici alle celebrazioni festose di questa giornata che segna l’arrivo della bella stagione. È un carnevale di colori e cappelli da marinaio, in finlandese il “lakki”, è un concerto di felicità e brindisi per le strade. Le giornate si allungano, la luce finalmente è tornata di mattina e illumina a giorno la città anche in tarda sera. Con la mia famiglia Erasmus affittiamo un cottage nella zona dei laghi. Ricordo la grande bandiera finlandese che sventola fiera sulla terrazza, la nostra casa sul lago, la luce di notte, la barca e un panorama surreale di colori straordinari. Il lago e il cielo quasi si confondono e sembrano il riflesso l’uno dell’altro. Ricordo il silenzio della natura che continua nostalgicamente a nutrirmi l’anima.

Gli odori e le usanze
Per il centro di Helsinki si alternano piccoli caffè. Il profumo di cannella è inebriante, così delicato e presente. Gusto un enorme Koorvapusti, un dolce tipico della Carelia, ne rimango estasiata. Torno a casa e dopo cena vado a godermi una lunghissima sauna, considerata da ogni buon finlandese la fonte suprema di benessere. Ne faccio un paio al giorno, anche in università. La finnica seduta accanto a me con sua figlia di circa 2 anni, versa continuamente acqua sui carboni ardenti cercando di dissuadermi dal restare. Nessuna delle altre presenti chiacchiera. Resisto. A due passi da casa c’è un piccolo lago, i più coraggiosi in accappatoio escono dalla sauna e si rotolano sulla neve o fanno un tuffo nel lago ghiacciato. Li osservo divertita e incuriosita.

Il ricordo
La Finlandia continua ad esercitare sulla mia persona e sulla mia vita un fascino travolgente, cullandola di ricordi che ancora oggi sono vivi e nitidi. Parlare della Finlandia è sempre emozionante per me. I mesi ad Helsinki in Erasmus, mi hanno dato la possibilità di raccontare per il resto della mia vita. Racconterò, a chi vorrà, dei pattini in spalla legati tra loro con dei lacci, della cioccolata calda sulla pista ghiacciata e delle coinvolgenti partite di Hockey. Racconterò delle slitte, delle storie della Lapponia e della luce di notte, dei laghi ghiacciati che d’inverno ho usato come scorciatoie e dei pic-nic improvvisati tra la neve dei boschi. Racconterò degli scoiattoli sull’isola di Seurasaari , del mercato delle pellicce sul porto, e poi racconterò della mia anima malinconica e degli incontri con amici di ogni nazionalità. Questa esperienza è il più grande regalo che l’Italia nell’Europa mi abbia fatto. L’essere europei è talvolta una risorsa di eccezionale importanza.

 

 

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