Vatileaks 2. Se Dante Alighieri fosse vivo, non si meraviglierebbe affatto, perché lui ci aveva visto bene e non si era risparmiato, scagliandosi con parole di fuoco contro la Chiesa, profondamente colpevole, ai suoi occhi, di aver rinunciato alla missione spirituale di guida per l’umanità.

“Ahi gente che dovreste esser devota/ e lasciar sedere Cesare in la sella” (Purgatorio VI vv. 91/92)

“In vesta di pastor lupi rapaci/ si veggion di qua sù per tutti i paschi” (Paradiso XXVII vv. 55/56)

I lupi rapaci non sono una razza estinta e lo dimostrano Avarizia e Via Crucis, i due ultimi libri-inchiesta rispettivamente dei giornalisti Fittipaldi e Nuzzi; vi si delinea uno scenario squallido e inquietante, fatto di spese pazze delle gerarchie vaticane, di maxi appartamenti a canone zero, di offerte dell’obolo di San Pietro sottratte alla beneficenza, del buco nero delle pensioni, di tanti affari finanziari sporchi. Ed è Vatileaks 2: così è stato ribattezzato dalla stampa Io scandalo innescato dai due giornalisti.

Già nel 2012, il Vaticano era stato travolto dal clamore della fuga di documenti per mano del maggiordomo di Ratzinger. Vatileaks 1 gettò luce addirittura su un progetto di complotto contro il Papa, oltre a denunciare lotte intestine, malaffari e una vasta rete di corvi.

Se Dante nel Paradiso aveva proposto il ritorno all’umile militanza dei primi cristiani, attraverso gli esempi di San Francesco e San Domenico come antidoto contro la l’allontanamento della Chiesa dai valori evangelici – ed era il 1300 -, oggi, proprio un gesuita, Papa Bergoglio, sta cercando di rivoluzionare il Vaticano con misure improntate alla sobrietà e volte a stanare in modo netto la corruzione degli alti prelati.

Fittipaldi e Nuzzi, allora, con le loro pubblicazioni, potrebbero aver compromesso l’opera di risanamento messa in atto dal Papa. Sorgono spontanee alcune domande: per questo i due giornalisti sono accusati di concorso nella divulgazione di notizie e documenti riservati della Santa Sede e rischiano una pena dai 4 agli 8 anni di carcere? O perché hanno fatto scoperchiare il vaso di Pandora, portando alla luce realtà inedite, che arricchiscono di particolari un panorama già noto? Non è proprio la fotografia della “Chiesa povera per i poveri” che Papa Bergoglio vorrebbe, piuttosto fotografie che si vogliono tenere nascoste perché troppo vere e compromettenti.

Quello che lascia sorpresi è proprio il fatto che si stia mettendo tutto a tacere e, a neanche un mese dalla scandalo, se ne parli poco; i due giornalisti sono stati rinviati a giudizio e le testate giornalistiche e i programmi di approfondimento sembrano non essersene accorte. È in atto un processo alla libertà di stampa nel silenzio generale, un processo in cui i due imputati, Nuzzi e Fittipaldi, sono stati messi alla gogna semplicemente perché hanno pubblicato notizie vere, documentate, di cui hanno verificato l’attendibilità, rispondendo all’obbligo deontologico di divulgare informazioni che abbiano il requisito della rilevanza sociale e del pubblico interesse. Perché allora definire i giornalisti sciacalli, corvi? Hanno acquistato delle informazioni, è vero, ma è vero che c’è stato anche chi ha venduto loro quei documenti, e cioè Monsignor Lucio Vallejo Balda e la pr Francesca Chaouqui, entrambi nella Commissione Cosea per riformare le finanze della Santa Sede. Ogni giornalista insegue lo scoop della vita, quello che lo farà diventare famoso in tutto il mondo e, magari, anche milionario: si conceda ai due giornalisti di aver cercato di realizzare i propri sogni.

E non si dimentichi che l’articolo 21 della nostra Costituzione riconosce il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, né la stampa può essere soggetta ad autorizzazioni o censure: non si può nascondere la verità in attesa di rimettere tutto a posto; i cittadini, soprattutto il popolo dei cattolici, hanno il diritto di sapere quello che accade nelle stanze vaticane, dove vada a finire il loro otto per mille, non di essere distratti da contenuti che una casta di privilegiati vuole tenere sotto chiave perché ritenuti imbarazzanti.

Intervistata alla trasmissione televisiva Ballarò di Rai 3, la Chaouqui ha dichiarato che Avarizia e Via Crucis contengono solo il 20% del “lavoro di ricognizione” – così lo ha definito – della Commissione Cosea. Ci si deve aspettare un Vatileaks 3?

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