La diffusione dei tumori continua a crescere in Italia e i dati, seppure approssimativi, attualmente conosciuti ne dimostrano l’allarmante attualità. Sono 2.900.000 gli Italiani cui sono state diagnosticate forme di tumore nel corso della loro vita, e costituiscono una moltitudine impressionante.

Nel solo anno 2014, i casi stimati sono 366.000, in pratica 6 nuovi ogni mille persone (fonte Airtum). Una incidenza che fa paura, che non mostra flessioni e che non promette nulla di positivo per il futuro.

Nella migliore delle ipotesi, come si rileva da alcuni studi di settore, il trend si manterrà costante per l’Italia con la sola eccezione della Campania dove pare che vi sia addirittura un ulteriore incremento delle diagnosi tumorali.

Quello che consola, a detta dei dati in possesso della medicina ufficiale, è la riduzione della mortalità nella maggior parte dei casi accertati. Ma, in noi comuni mortali, resta ancora la forte percezione di uno stato di allerta, per il quale da diversi decenni si studiano cure e rimedi, ma i cui risultati sono ancora lontani.

Non v’è più famiglia che non annoveri un caso nel proprio ambito parentale . La domanda dell’uomo della strada, che vive nell’incubo continuo di questa malattia, è se le istituzioni, sanitarie e non, stiano accelerando, in particolare sullo studio di una prevenzione basata su dati scientificamente provati, e non lasciati alla buona volontà o a quella, molto meno buona, di chi fa del commercio se non addirittura dello sciacallaggio.

Ogni giorno leggiamo, non si sa con quale attendibilità, di scoperte di cibi, diete e di stili di vita che prevengono o favoriscono le forme tumorali. Tutti sperano ed attendono da anni notizie scientificamente certe che devono scaturire dai tanti laboratori privati o pubblici; che sono sovvenzionati da fondi pubblici (pochi), dai milioni di sms, di piantine, arance e quant’altro assunto a simbolo della lotta al tumore.

Si insinua, a volte, in noi comuni mortali, anche il dubbio atroce dell’enorme interesse economico che gira attualmente sulle costose terapie; sul fatto che, se si dovesse dare una svolta importante alla cura, o meglio ancora alla prevenzione del male, si produrrebbe un grosso default nell’industria farmaceutica che produce le attuali costose terapie.

Passando ad una realtà positiva locale, ascoltiamo una di quelle cellule del diffuso mondo del volontariato che si occupa del problema e dell’attenzione delle amministrazioni alla prevenzione. Rivolgiamo alcune domande al dott. Dino Leonetti, responsabile delle Associazioni “Città Sana” e “Onda d’urto”, Onlus che hanno fatto della prevenzione un obiettivo importante, in particolare sulla incidenza delle onde elettromagnetiche.

Dott. Leonetti, la percezione della gente comune, al di là delle statistiche, è che vi sia un’espansione anomala delle patologie tumorali. Le risulta?

Il primo ed unico Rapporto sui tumori pubblicato nella nostra zona (Asl Bt) , da noi fortemente voluto e in parte aiutato dall’intervento di 60 volontari che hanno collaborato gratuitamente con gli operatori dell’Ufficio Statistica, risale al periodo 2006-2008. Da questo risulta un’incidenza elevata di alcuni tipi di tumore, come quelli del fegato. Posso dire che i tumori giovanili ad oggi sono aumentati, anche se attendiamo i dati ufficiali, per la semplice e drammatica considerazione che sono gli ammalati stessi a segnalarcelo

Ci sono fattori speciali che hanno portato ad uno sviluppo così allarmante delle malattie tumorali ?

Non lo sappiamo. È proprio quello che vogliamo scoprire attraverso il progetto di ricerca dell’Associazione Onlus che abbiamo fondato e che si chiama “Onda d’urto-uniti contro il cancro”. Negli anni passati, gran parte delle cause dei tumori era addebitata al fumo ed all’inquinamento degli autoveicoli. Ma ora che su questi due fronti qualcosa è cambiato, almeno a livello di educazione e sensibilità, non sembra che il fenomeno sia regredito, anzi.

A parte la ricerca scientifica farmacologica, quale la via per invertire questa continua ascesa del male?

L’unica via è la prevenzione primaria, ossia individuare le cause evitabili e rimuoverle

Le sembra che le istituzioni stiano muovendosi nei rispettivi ambiti per affrontare la gravità del problema ?

Per quanto riguarda il nostro Comune, ci sono state delle dichiarazioni, e sono stati presi impegni da noi sollecitati più volte tramite il Comitato dei genitori dei bambini affetti dai tumori. Al momento, al di fuori della misurazione dei campi elettromagnetici, non è stato fatto altro.

Non le sembra sproporzionato l’impegno importante profuso dalle autorità sanitarie per promuovere le vaccinazioni (spesso contestate) antinfluenzali in rapporto al blando impegno (il più delle volte affrontato da associazioni di volontariato) per un male che miete vittime senza flessioni, e che pesa molto di più nel passivo bilancio della Sanità Pubblica?

Le vaccinazioni proteggono la popolazione da malattie che mietono vittime e provocano tanta sofferenza. Non centrano nulla con la prevenzione primaria del cancro. Le autorità hanno mostrato interesse per il progetto di ricerca di Onda d’Urto.

La Sua Associazione che nel suo manifesto dichiara di “voler impedire che il nostro ambiente venga preso d’assalto da inquinanti di ogni sorta”, a che punto è in questa battaglia?

La nostra Associazione sta gettando le reti in Città per raccogliere disponibilità tra professionisti interessati ad impegnarsi, e per raccogliere fondi utili alla ricerca.

Ne dobbiamo dedurre che oggi, in questo frastagliato e complesso mondo che opera per combattere il “male” per eccellenza, abbiamo solo bagliori di speranza, percentuali per confortarci, ma nessuna definitiva certezza dalla medicina ufficiale, in uno scenario ancora complesso, di nebbie e di paure per la nostra salute. L’addio ai tumori resta ancora un bel sogno per l’Umanità, insieme alla pace, ad un ambiente risanato, alla riduzione della povertà e a governanti onesti.

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Aldo Tota
Aldo Tota Un’esperienza giovanile nel giornalismo sportivo (Corriere dello Sport), laurea, master in comunicazione e giornalismo e, quindi, un lungo periodo di lavoro nella pubblica amministrazione. Nel corso del quale ha diretto vari servizi e, tra l’altro, quello relativo alla comunicazione e alle relazioni. Una collaborazione con la Casa Editrice EtEt, della quale è stato anche socio fondatore. Infine, iniziative culturali e volontariato con l’Associazione Andria Futura.

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