Venerdì 12 maggio, l’Oratorio Salesiano di Andria, ha organizzato presso il Chiostro di San Francesco una degustazione di vini. La serata è stata intitolata “Territori diVini” e fra quelli che si potranno assaggiare ci sarà il Cremisan.

Ce ne stiamo occupando perché l’evento non sarà il solito momento enogastronomico e questo perché il Cremisan non è il solito vino. Nonostante le sue proprietà organolettiche siano buone, la sua straordinarietà non risiede in esse, bensì nella sua storia e nel ruolo che il vitigno che lo produce oggi ha assunto.

Stiamo parlando di un vino palestinese, di qui anche il nome della serata, “Territori diVini”, in riferimento al fatto che la cantina si trovi nei Territori della Palestina occupata, e più in generale in Terra Santa. Esattamente il monastero di Cremisan si trova nelle campagne di Beit Jala, un paesino attaccato a Betlemme da cui ormai è impossibile distinguerlo. Fu fondato nel 1885 dal missionario italiano Antonio Belloni, quando ancora in quella zona a governare c’era l’Impero Ottomano e d’Israele non v’era traccia. L’idea di Belloni fu quella di fondare una casa vinicola dai cui introiti riuscire a mantenere un monastero e un orfanotrofio, svincolando dunque queste opere da aiuti esterni. L’operazione gli riuscì benissimo, ed oggi quel vino è ancora prodotto ed esportato.

La cosa non è scontata considerato che anche quella parte di terra, negli anni, è stata toccata dal conflitto che almeno dal 1948 va avanti fra Israele e Palestina. Del resto non sarebbe potuto essere diversamente. Tutto in Terra Santa in qualche modo gira intorno al conflitto, e acquista significato rispetto ad esso, anche un vino.

Nel caso del Cremisan, ad esempio, lui era lì dal 1885, 63 anni prima che il conflitto scoppiasse, nessuno può dire che fosse lì per patteggiare con gli israeliani né con i palestinesi. Eppure qualche anno fa si è scoperto che il monastero, le viti e la scuola elementare annessa, si trovassero proprio sul tracciato che Israele aveva deciso di far percorrere al muro di separazione con la Palestina. Da quel momento è iniziata una guerra diplomatica perché la costruzione venisse scongiurata, così da evitare lo sradicamento degli ulivi, delle viti, e la morte di un altro pezzo di economia palestinese. Ma non c’è stato molto da fare. Dapprima la Corte Suprema Israeliana aveva accolto il ricorso dei religiosi e aveva bloccato la costruzione del muro. Successivamente invece l’ha dichiarata legittima, stranamente dopo gli accordi fra Santa Sede e Palestina nell’estate 2015.

Inutile dire che la costruzione di tale muro è totalmente illegittima dal punto di vista del diritto internazionale, come lo sono le colonie israeliane che il muro mira a proteggere. Il patriarcato Latino di Gerusalemme (non proprio i militanti di Hamas, dunque) a questo proposito aveva definito l’innalzamento della barriera “un insulto alla pace”. Eppure i lavori procedono sostanzialmente indisturbati.

Ed è così che il vino Cremisan, suo malgrado, è diventato qualcosa di pro-palestinese. Ed è per questo che venerdì 12 è importante andare a berlo al Chiostro di San Francesco ad Andria. Tutto il ricavato della serata infatti sarà destinato ai salesiani del Cremisan, a sostenere le loro attività, che in uno stato piegato dal conflitto come quello palestinese diventano fondamentali per un sacco di persone.

Ancor più per gli arabi cristiani, che in tutta la Palestina sono ormai una percentuale irrisoria, ma a Betlemme e dintorni raggiungono quasi il 20%. Sono palestinesi anch’essi e vorrebbero continuare ad abitare la loro terra, al fianco dei loro connazionali musulmani, come fanno da centinaia di anni, magari producendo cose come la birra e il vino, che agli altri, per via dei loro precetti religiosi, è impedito fare. Ecco che bere un bicchiere di Cremisan, venerdì, sarà un aiuto sostanziale a loro, ed uno infinitesimale, per la verità quasi impercettibile, alla pace.

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Andrea Colasuonno
"Andrea Colasuonno nasce ad Andria il 17/06/1984. Nel 2010 si laurea in filosofia  all'Università Statale di Milano con una tesi su Albert Camus e il pensiero meridiano. Negli ultimi anni ha vissuto in Palestina per un progetto di servizio civile all'estero, e in Belgio dove ha insegnato grazie a un progetto dell'Unione Europea. Suoi articoli sono apparsi su Nena News, Lo Straniero, Politica & Società, Esseblog, Rivista di politica, Bocche Scucite, Ragion Pratica, Nuovo Meridionalismo.   Attualmente vive e lavora a Milano dove insegna italiano a stranieri presso diversi enti locali".

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