“Cantami, o Diva, del Pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei”.

Achille, figlio di Peleo re dei Mirmidoni e della stravagante ninfa Teti, è consacrato nella storia di tutte le mitologie come l’eroe inimitabile, l’eroe per antonomasia. Ma, amici miei, siam proprio sicuri si tratti di mitologia, di false leggende, di un puro e semplice parto della fantasia di Omero?

Noi, navigatori d’esperienza, contro ogni forma di statica erudizione che si opponga alla cultura della scoperta, abbiamo intervistato un inedito Achille…

Ciao, Achille! Mah, aspetta un attimo, cosa c’è che non va? Pare che tu non abbia ancora smaltito l’ira dai tempi dell’Iliade. Sei forse arrabbiato?

Voi giornalisti, bugiardi e menzogneri, come avete osato intervistare prima Odysseo? Io sono Achille, il primo tra i primi. Anche Agamennone si ostinava a capirlo e sappiam tutti la fine che ha fatto. Ma, bando alle ciance, mi avete interrotto proprio durante il mio lieve risveglio muscolare, mi mancano ancora 10.000 flessioni. Pregate per voi che sia qualcosa d’importante.

O divino, amore di Zeus (ripassiamo qualche epiteto nel difficile tentativo di acquietare la sua collera) non era certo nostra intenzione considerarti secondo a “Nessuno”(così Odysseo si presentò a Polifemo, pura casualità). Ti va di raccontarci l’origine divina della tua forza?

Va già meglio, giornalista. Quando nacqui, mia madre, la nereide Teti, volendo rendermi immortale, mi immerse per tre volte nelle acque del fiume Stige. Sfortunatamente, per non farmi annegare, dovette prendermi per un tallone, che rimase così, l’unico punto del mio corpo a rendermi vulnerabile.

Una madre “molto” premurosa, insomma. E sappiamo anche che ha dimostrato di esserlo in più di una bizzarra circostanza.

Per Zeus, quella donna non ha perso occasione per rendermi ridicolo! Una volta, istruita dall’oracolo che sarei rimasto ucciso in guerra, mi mandò travestito da femminuccia alla corte di Licomede di Sciro. Si vede che quegli stupidi vestiti femminili ebbero uno strano e imbarazzante effetto su di me: m’innamorai! Deidamia, la figlia del re, mi rese padre del piccolo Pirro. Non avrei mai potuto immaginare fosse stato possibile.

Non si può dire, certamente, che sia stata l’unica donna della tua vita. Vero birbante di un Achille?

Una sacerdotessa troiana di Apollo mi rubò il cuore. Lei era Briseide e mi fu assegnata come bottino di guerra, impiegò poco però a diventare molto di più. Non vi aspettate che io sia sempre così gentile con le parole, deve essere l’aria dell’oltretomba. 

Come finì con lei?

Ecco bravo, hai trovato il modo per farmi tornare furioso. Quel vile di Agamennone, il capo della spedizione, mosse contro di me un grave atto di provocazione: mi portò via la figlia di Briseo. Mai mi conobbi più sdegnato di allora: giurai di non prendere più parte alla guerra e mi ritirai sotto la mia tenda.

Tutti sappiamo però, che un eroe diventa tale quando si fa vincere dai sentimenti. Patroclo, il tuo più grande amico, fu ucciso da Ettore e nient’altro avrebbe potuto farti tornare sui tuoi passi.

Era il fratello che non avevo mai avuto, tornai per vendicarlo e non certo per pietà degli Achei. Uccisi Ettore, legai i suoi piedi al mio carro e trascinai il suo corpo per tre giorni, ma questo non mi portò indietro Patroclo. Così, reso pietoso dalle lacrime del buon vecchio Priamo, padre dell’eroe troiano, permisi che il corpo di suo figlio fosse sepolto.

Ok, … Lasciamo che la sua ombra in lacrime torni a vagabondare nell’Ade con una convinzione in più, Achille fu veramente il più eroico tra tutti gli eroi.

 


[Foto: nonciclopedia.wikia.com ]

 

 

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Giuseppe Davide Farina
"Ci vuole passione!": furono le ultime parole che mi sussurrò mio nonno prima di morire. Indimenticabili, significative ed emblematiche, incarnano tutta la mia personalità. Urlo di gioia quando segno un goal, il calcio è la mia passione sportiva. Il mio animo è profondamente turbato dagli interrogativi di Socrate e Platone, La filosofia è la mia passione culturale. Instancabilmente curioso, desidero sempre ed appassionatamente approdare ad Itaca, comprendere il senso di ciò che vivo e conosco.

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