18 anni, un anno già trascorso, da solo, a Firenze e poi l’occasione della vita: tra pochi giorni volerà per raggiungere gli Stati Uniti, destinazione finale Colorado, dove beneficerà di una borsa di studio presso la National Ballett Academy di Denver, che è diretta dal maestro Cornell Callender. Vi scriviamo di Felipe Porro, nato a Medellin, ma residente in Italia da quando a 3 anni fu adottato da una famiglia andriese.

Ciao, Felipe, la prima curiosità è immediata. Denver: come hai fatto?

«Ho spedito video, foto e curriculum vitae a tantissime accademie europee, ma molte mi hanno scartato perché ho già superato i 16 anni. Mi aveva accettato l’Opera di Roma, ma, quando si è prospettata la chance della National Ballett Academy, non ci ho pensato due volte. I miei sulle prime mi hanno detto no. Poi hanno capito che questa è la mia unica possibilità, se voglio diventare un ballerino professionista. E ora il 15 settembre c’è un aereo che mi aspetta per condurmi in volo nel mio sogno».

Mentre Felipe parla, la mamma, l’insegnante Antonella Ruggiero, se lo divora con gli occhi e annuisce silenziosa…

In cosa consisterà il tuo corso di perfezionamento?

«Mi saranno impartite lezioni di danza classica, approfondimenti su pas de deux, make-up, repertorio, carattere, danza contemporanea, coreografia e posturale».

Denver arriva dopo Firenze e, soprattutto, dopo il tuo incontro con il celebre maestro russo Victor Litvinov. Ce ne vuoi parlare?

« Con piacere. Devo tantissimo al maestro Litvinov. L’ho conosciuto in occasione di uno stage a Bisceglie, il “Divinae Dance Festival”. Mi ha notato e ha voluto offrirmi una borsa di studio per seguirlo a Firenze. A poco più di sedici anni, era un azzardo non da poco e per la famiglia significava anche farsi carico di un notevole onere economico, visto che la borsa di studio copriva solo il costo delle lezioni, ma i miei mi hanno ancora una volta detto sì e son partito. L’esperienza in Toscana mi ha visto crescere come uomo e come ballerino. Ho conosciuto etoile di livello internazionale come Letizia Giuliani, prima ballerina del maggio musicale fiorentino. E ho dovuto imparare cosa significa gestirsi da solo in un ambiente a me del tutto ignoto».

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Anche se non ne ha bisogno, vuoi presentarci brevemente Victor Litvinov

«È un maître de ballet. Ha ballato per il National Ballet Academy del Canada, Opera di Roma, San Carlo, Odessa. Ha ballato con grandi star della danza come Carla Fracci, Liliana così e molte altre».

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Il tuo rapporto oggi con lui?

«Il maestro Litvinov mi ha lasciato tanto, mi ha trasmesso non solo nozioni tecniche di fondamentale importanza, ma soprattutto il valore della parola sacrificio. Mi ha insegnato cosa significhi la costanza nella danza, la forza di volontà, la determinazione. Quando gli ho detto della borsa di studio a Denver, lui, da vero maestro e professionista, era contento per il mio futuro e dispiaciuto sul piano affettivo. Dire che con lui ho un bel rapporto è poco: è come un padre per me».

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Facciamo un passo indietro: come è nata la tua passione per la danza e attraverso quali tappe sei arrivato a quanto ci stai raccontando?

«Già da bambino ero attratto dal mondo della musica, della danza, dell’arte. Durante le vacanze in villaggi turistici, mi innamorai della figura di animatore del villaggio e dicevo ai miei che era quello il lavoro che avrei voluto fare da grande. Dai 6 ai 14 anni ho studiato pianoforte, mentre a 11 anni mi sono iscritto al Centro Teatro Danza di Dora Martinelli. Ben presto la danza ha preso il sopravvento sulla musica, anche perché non era possibile frequentare contemporaneamente entrambi i corsi. Poi mi sono iscritto al Liceo Coreutico di Bisceglie, dove ho frequentato i primi tre anni. Il quarto, invece, l’ho fatto da privatista, perché ero già a Firenze. Ora mi toccherà fare da privatista anche il quinto ed ultimo anno. Il resto lo sapete».

Felipe, solo un’ultima domanda: qual è il tuo sogno?

«La danza! Vorrei vivere di danza: è solo questo il mio sogno. Purtroppo, non credo che potrò realizzarlo in Italia, salvo un cambio di mentalità. Perciò punto molto sull’estero, ma mi piacerebbe tanto avere un’occasione in questo che, anche se ho origini colombiane, è al cento per cento il mio Paese».

E lei, mamma Antonella, non vuol dirci cosa significa per lei questo figlio che parte per un porto così lontano?

«È dura, è dura. Soprattutto perché si deve lasciar partire un figlio che si è tanto cercato e voluto. Io e mio marito diciamo a volte che dall’America è venuto e in America se ne va. L’America ci ha donato un figlio e ora se lo riprende. Per noi è una scommessa, perché starà da solo, perché si dovrà gestire, anche se già a Firenze ha dimostrato di saperlo fare proprio come un uomo. Ha saputo governare la sua vita … i panni da lavare, l’intero ménage quotidiano. Ora però è la volta del Colorado e il passo davvero non è facile, sia dal punto di vista affettivo che, non le nascondo, per l’aspetto economico. In America avrà lezioni gratis, ma, ancora una volta, la famiglia dovrà farsi carico di tutte le altre spese e, di questi tempi, non è facile, anche perché abbiamo un altro figlio. Faremo di tutto per sostenere il sogno di Felipe, ma ci piacerebbe che qualcuno ci potesse supportare perché il ragazzo merita. Vorremmo che le Istituzioni ascoltassero il nostro appello e aiutassero nostro figlio a esprimere fino in fondo il suo talento. Sarebbe davvero triste, se dovessimo essere costretti a richiamarlo indietro per ragioni di natura economica».

Nessuno vuole che finisca così, perché anche noi di Odysseo abbiamo un sogno ed è quello di vedere Felipe, un giorno, ballare e aver successo in Italia.

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