È vero, ormai tutti fanno liste. Dai blog alle elezioni, tutti quanti sono occupati a fare liste. Ma, ora che le elezioni sono alle spalle, sia consentito fermarsi a riflettere su cosa hanno significato. Mi soffermerò in particolare sulle elezioni comunali della mia città, Andria, quasi fosse un vero e proprio “case study”. Non farò nulla di nuovo, come, d’altronde, nulla di nuovo sono state queste elezioni. Se pensate che sia troppo politica, sapete dove ve ne dovete andare? Qui:

1. Liste, listini prezzi, liste della spesa
Partiamo subito con la bomba: ad Andria (ma in tutte le elezioni comunali) la famiglia è importante. Quindi se si possono candidare cugini, nonni, parenti di ogni ordine e grado, vicini e lontani, si vince. E da questo punto di vista, l’armata di centrodestra ha avuto la meglio: 10 liste contro 6 liste presentate dal candidato Fortunato, del centrosinistra. Sarebbe bastato un semplice calcolo numerico per capire in che direzione si sarebbe andati. Certo, in alcuni casi le liste non erano solo politiche, ma staremo a vedere quanto fruttano gli investimenti.

2. So’ figo, so’ bello, so’ il leader fotomodello
Chi se ne frega della Corte dei Conti. Chi se ne frega delle condanne. Chi se ne frega dell’oggettività. Dopo questa tornata elettorale, andrò al Verano a portare un fiore sulla tomba di Giuseppe di Vittorio, uno dei Padri costituenti, nonchè originario di Cerignola, nonchè colui che chiese l’introduzione dello stipendio da parlamentare per permettere che tutti facessero politica. E non era l’ultimo degli appoltronati: era un uomo di una cultura commovente, nato contadino, cresciuto senza scuola e che si era istruito leggendo ogni sera il dizionario della lingua italiana. Bene, oggi la politica è diventata un salottino d’elite. Infatti, solo chi la pecunia ce l’ha già può aspirare a vincere, perchè muovere tutta la macchina comunicativa costa denaro, più che fatica. E infatti, chi ha vinto è chi è stato sulla bocca di tutti. Grande vantaggio per chi i mezzi di comunicazione li può “cortesemente indirizzare”. Ma soprattutto, ha vinto chi ha saputo vendersi meglio. E il marketing non è una cosa da improvvisare. Un piccolo allarme, probabilmente impopolare: visto che solo chi ha i soldi può essere competitivo,, ha avuto senso eliminare il finanziamento pubblico ai partiti? O forse bisognava rendere più rigide le regole? (Qui mi aspetto il commento di qualche grillino che mi ricorda che loro ce la fanno da soli, ma tant’è che ne parleremo insieme, con grande amicizia, dalla parte dell’opposizione).

3. La masturbazione pugliese del PD
Nulla da fare. Che la Puglia sia un laboratorio della sinistra, ormai lo si è compreso dai tempi della prima elezione di Vendola. Un’esplosione creativa come le Fabbriche di Nichi sono state difficilmente replicabili sul territorio nazionale, probabilmente perchè troppo radicate al territorio e al percorso che era stato fatto in Regione dall’ex Governatore. Altrettanto dicasi per Michele Emiliano. Lui, renziano atipico, categoria a parte e inconciliabile con gli orfinisimi, i cuperlismi, i bersinismi del PD nazionale. Sicuramente la sua vittoria ha goduto, in qualche forma minima, dell’onda lunga di Renzi. Ancor più senza dubbio, la sua vittoria c’entra molto poco con Renzi come leader. Emiliano ha vinto perchè rappresenta la baresità vincente, quella che rende Bari Vecchia un luogo turistico e non il set de “La Capa Gira”. Intelligente mossa quella di rompere con Vendola senza palesarlo. Intelligente mossa quella di dare ragione a Salvini-però-che-schifo-Salvini. Insomma, il nostro Michelone si sa barcamenare bene. Divertente da ascoltare, ma non basta essere simpatici. La Puglia, nel corso degli ultimi dieci anni, è diventata la prima produttrice italiana di energie rinnovabili e una delle regioni più innovative in fatto di politiche giovanili (vedi Bollenti Spiriti). Staremo a vedere. Soprattutto dopo lo strappo con Minervini, assessore alle politiche giovanili di Vendola, che in queste regionali si è candidato con Noi a sinistra.

4. Andria la nuova avanguardia degli Stati Uniti
Questa è proprio una cosa nuova che ho imparato: ad Andria c’è il PD Cioè, non è che c’è proprio. C’è una sede. Si, vabbè, Fortunato era candidato col PD. No, ma non lo conosci il Giovane Vecchio, quello dei GD? Ah, ma quindi sono arrivati anche qui ad Andria? Insomma, il PD andriese naviga in un mare di “boh!”. Anzi, a voler essere più precisi, è molto all’avanguardia, più avanti del nazionale. Il PD andriese è quello che Renzi (e Berlusconi) vorrebbe: un partito elettorale. Un partito che dormicchia e non dà troppo fastidio durante il governo e si mette in moto in prossimità delle elezioni. Come i partiti americani, che non possiedono una struttura rigida, ma sono dei veri e propri comitati elettorali. Mamma mia, quanto siamo all’avanguardia.

5. Chi corre da solo, puzza un po’
L’abbiamo visto ad Andria e l’abbiamo visto in Liguria. Chi va da solo è sempre l’appestato della compagnia. Ma cambiano i modi. Ad Andria, chi corre da solo è Noi a Sinistra (SEL) e il Movimento 5 Stelle. Per i primi, andare da soli è una scelta politica, ma la proposta tutta orientata sui diritti (“La città dei Diritti”, per l’appunto, citando il programma che hanno proposto) non conquista una Città tutta orientata sul tema del Fare (o dell’apparire) e sulle questioni economiche. Basso profilo, che li ferma all’1,54%. I secondi, invece, dimostrano una capacità straordinaria di mantenere il proprio elettorato, sistematicamente stabile al 20-25%, sia a livello locale, che a livello regionale. La debolezza, che non permette di allargare i propri consensi, resta sempre la stessa: un predominio della linea contrappositiva, rispetto a quella propositiva. Si può essere aggressivi urlando o aggressivi con i distinguo, in ogni caso l’aggressività non conquista tutti. E comunque, la contrapposizione crea confusione nell’elettore e chi corre da solo diventa facilmente il capro espiatorio “che sottrae i voti al partito giusto”, come è successo in Liguria. Quindi lascerei stare questo tipo di linguaggio noi/voi che si presta bene alle polemiche.

6. Ueh Terùn! Mi son de Andria!
1464 voti. Noi con Salvini ha preso più di Assemblee Popolari (scontro tra Titani). 1464 voti. Io non sono una di quelli che dice “no, Salvini non si deve presentare alle elezioni” perchè oggettivamente sta seguendo un processo ben preciso per allargare l’elettorato. Giusto o sbagliato che sia, nessuno gli vieta di farlo. Piuttosto dovrebbe essere il buon senso dell’elettore a non farlo crescere, ancor più se parliamo di elettorato meridionale. Il Matteo ha rinunciato alle chiacchiere scissioniste, o meglio, fa un po’ come Emiliano, ma in maniera più clamorosa, la classica tecnica che nella scienza politica andriese è nota come “yak, i damm nu pikk” (trad. “che schifo e dammene un po’”). Resta il fatto che può presentarsi pure alle elezioni su Marte, ma per Salvini il tema è sempre uno: noi, onesti, civili e vessati e gli Altri, sporchi, brutti e cattivi. E anche ad Andria finisce col far presa. Questo apre una questione enorme: se anche in una città come la nostra Salvini prende così tanti voti, non è forse il caso di discutere in maniera più seria e meno emergenziale il tema dell’immigrazione? Non è forse il momento di aprire le porte serrate della cittadinanza? E sì, perchè se questi sporchi irregolari diventano cittadini italiani, non solo pagano i contributi e rendono più sostenibile il sistema delle pensioni, ma permettono anche una crescita economica più legale, da sottrarre a quell’intricato sistema che ha portato a Mafia Capitale. Che poi, ad Andria, se non ci fossero gli immigrati, voglio proprio vedere chi è che va a raccogliere le olive.

7. Ho vinto io, io, io! E TU NOO
Atteggiamento dei giorni post voto. Tutti, nessuno escluso, si dichiara il vero vincitore delle elezioni. Da Renzi a Salvini, dai Cinque Stelle a Berlusconi, tutti vincono con un atteggiamento che ricorda quella volta in cui sono caduta davanti a mezza Università, al centro di una strada superaffollata, perchè non avevo visto il buco tra i sampietrini e, pur di non dichiarare la mia idiozia, sono scoppiata a ridere, accusando la mia povera amica Carmen di non avermi sostenuto. Insomma, così. Tutti vincono, ma non troppo, per colpa di qualcuno che si è fatto indietro. Ma se il tuo equilibrio esteriore è venuto meno, è perchè non hai equilibrio interiore, come dice il mio maestro di Yoga. Quindi, non ce la meniamo con la storia che la Paita non ha vinto per colpa di Pastorino. Basta farsi due conti in termini di voti assoluti (e non di percentuali) per rendersi conto che la Paita avrebbe perso sommando i voti di Pastorino e pure i voti alla Madonna. Una sola considerazione finale, molto personale: oltre alla crescita (o alla stabilizzazione) di partiti che usano un linguaggio contrappositivo come linguaggio principale (vedi Salvini e M5s), che innovano il sistema politico italiano, il resto dello scenario è di una cecità estrema. Innanzitutto il centro destra: in Puglia tanto si sono menati, che sia Fitto che Berlusconi si sono rotti la testa. Non propongono nulla di nuovo, nè a livello di offerta politica, nè a livello di personalità. Noia, immensa noia.

La sinistra italiana ha due teste. Da una parte la sinistra radicale, confusa in Puglia, timida in alcune zone come la Campania, in costituzione in altre, come la Liguria. Ma al momento, inefficace. Dall’altra parte c’è un PD sempre più elefantiaco, che ricorda le nonne quando torni a casa: ma mangi? Ti vedo sciupato, ti preparo la parmigiana. E non tengono conto che l’obesità non è sintomo di benessere, ma è una malattia. Quindi farsi scorpacciate di voti, come alle europee, e poi non saperli investire in energia per correre, ti ottura il cuore. E, prima o poi, ti viene un infarto.

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Maria Chiara Pomarico
Da sempre convinta anti-aristotelica, credo fermamente nell'impoverimento delle categorizzazioni. Rifuggo dalle definizioni e amo ciò che mi piace, evitando con onestà "ciò che va fatto perché va fatto". Una verità scontata? Non troppo. Ecco perchè tra le mille valide facoltà di Scienze Sociali ho scelto la più indefinita di tutte: Scienze Politiche. Amante della Cultura Mediterranea, arabista incuriosita ed europeista speranzosa, guardando Andria dalla Città Eterna ho compreso l'eterna bellezza della mia terra. Amo il Pianeta e mi stupisco del Mondo.

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