Per festeggiare la “prima candelina” di Odysseo, abbiamo pensato ad una serata speciale, vissuta presso la Tenuta Pedale, a due passi da Castel del Monte, ospiti del padrone di casa, Giovanni Tannoja. Vi diamo già conto di questa per noi splendida opportunità in un articolo a parte. Nello stesso tempo, abbiamo chiesto ai “marinai” di Odysseo di condensare in 5 righe le emozioni della serata. Eccovi alcune delle loro voci. Buona lettura!

«Natura e umanità … il dolce rumore del silenzio interrotto dal racconto di esperienze: l’uomo che si prende cura della natura ottenendo frutti grondanti di colori. L’uva che genera nascita: il vino, non solo un prodotto da commercializzare ma l’effetto di un percorso nel quale sinergicamente ogni uomo si mette in gioco. Umanità e natura: un binomio vincente» (Giuseppe Leonetti).

«Eccomi a te, mio capitano… eccomi a voi, grande ciurma di Odysseo.. Siamo dei marinai e navighiamo nell’etere virtuale… le nostre parole vanno in ogni dove, lungo distanze  che valicano ogni confine ma  ieri eravamo là, vicini reali e  ci siamo ” conosciuti”… Ho incontrato giovani affascinanti che ricordavo bambini e  occhi sorridenti  di nuove amiche; ho conosciuto una storia d’amore, di quelle che piacciono a me; ho scoperto un volto nuovo in vecchi amici…Ho viaggiato nella vita che ieri, era un mare calmo e profumato. Grazie 🙂 » (Paola Colarossi).

«Quando guardo qualcosa che mi piace sono curiosa di vedere cosa c’è dietro. Oltre l’etichetta ieri ho ascoltato e visto un gran vino. Solo guardando dietro le quinte, si può cogliere una trasformazione. Tenuta Pedale. Famiglia Tannoja» (Gioia Guglielmi).

«Viene prima l’uomo o la vigna? Prima la nonna o la mamma? Di sicuro viene prima il mosto del vino, e prima di oggi ignoravo questo fatto saliente. Fino ad oggi ignoravo anche il sapore del succo d’uva alcolico, che le circostanze propizie e la buona compagnia – si, è tutta colpa loro, pessima compagnia.. – mi hanno indotto ad assaporare. Ora che ho passato la notte indenne ho preso però coscienza di diversi inquietanti dettagli: ora capisco a cosa serviva quella festa, ora capisco perché  proprio la tenuta Mannoja, ho capito tutto: è la lobby dei viticoltori ad avermi voluto un bevitore!» (Nico Lorusso).

«L’uva è un dono di natura, che l’uomo sapiente trasforma in vino. Ma cos’è il vino? Dentro questo mistero intricato e profondo abbiamo scrutato e un fatto lo abbiamo assodato: perché la dolcezza dell’uva si trasformi nella fortezza del vino c’è bisogno di mediatori, i lieviti: sono loro a far sì che tutta quella dolcezza non venga dissipata dal tempo e che possa trasformarsi nell’animo del vino, che del tempo è amico. Così è Odysseo, che non vuole perdere la dolcezza dei suoi giovani “grappoli” e la trasforma in un vino pregiato» (Marilena Panarelli).

«Le stelle. È questa l immagine che mi portò dietro di ieri sera. Prima di salire in macchina per tornare a casa ho alzato gli occhi e ho ammirato questo manto di stelle che in città non si riesce a guardare per le troppe luci. Dopo la serata, le chiacchiere, gli sguardi e i progetti, le stelle mi hanno ricordato che sono lì ad indicarci la rotta, a mostrare il percorso ai marinai, ai sognatori e a tutti coloro che credono nella libertà» (Riccarda Lopetuso).

«Non è tanto la vendemmia. O almeno non solo. È la volontà di qualcuno che prova a tirar fuori il meglio. La metafora del vino funziona. È la scoperta da condividere. Il viaggio che ogni anno si ripete, mai del tutto uguale a se stesso. Torno sulla volontà, sull’idea del far viaggiare insieme, non necessariamente tutti con lo stesso passo. Non tutti dallo stesso punto. E se pure le Colonne d’Ercole fisicamente sono state superate, gli occhi del viaggiatore le cercano ancora» (Claudia Ceci).

«Antichi sapori, estasianti esperienze, benessere oltre ogni limite,sapienza e gesti arcaici, sia pur nell atmosfera rarefatta di una presunta modernità. grazie a coloro i quali nella dimostrazione dei gesti quotidiani ci hanno fatto riappropriare delle radici proprie di ogni comunità» (Sandro Cappabianca).

«Un cerchio. Il 21 novembre 2014 uscì il mio primo articolo per Odysseo, parlavo della voglia di tornare a casa, di farcela in un Sud che in troppi casi allontana i sui figli, dell’importanza delle radici: la serata di sabato è stata la chiusura di un cerchio immaginario ed una di quelle risposte ai miei perché. La scoperta della nostra terra, della cura che ogni giorno gli operai di un’azienda agricola riversano verso piante e frutti, che di riflesso alzano la qualità della nostra vita a tavola. Sì, decisamente il cerchio. Il cerchio che si è formato intorno a Giovanni che ci offriva mosto e vino e trasmetteva passione mentre ci spiegava come si fa. Immagino sia stata questa l’idea di chi ha pensato alle prime agorà, alle piazze, ma anche al teatro, ai parlamenti, ai giochi dei bambini. Poi c’erano gli odori e il vino: “Il vino da coraggio e rende gli uomini inclini alla passione” (Ovidio)» (Giuseppe Suriano).

«Un’esperienza in 5 righe? Passione, storia, tradizione, colori, effluvio di odori antichi che ti risvegliano le radici. E ancora, sapori, amici, suoni, inebriante leggerezza dei sensi, nella beata, cosciente incoscienza che il ritmo batte ancora il suo colpo e non s’arresta, a dispetto delle apparenze, dei rumori, delle dissapori… Tutto questo è stata la serata dedicata al compleanno di Odysseo, presso la Tenuta Pedale. Un grazie di cuore ai generosi anfitrioni: Giovanni Tannoja e la sua famiglia. Grazie alla Tenuta Pedale. Il viaggio continua… » (Paolo Farina).

“Dulcis in fundo”, un passo d’autore, scelto dal nostro Pinuccio Pomo: «In istato di grazia, amico Volta, da una notturna bettola ti scrivo. Stato di grazia: ché non so più grande bene contemplare tra la nebbia del vino i paesaggi di cui rozz’arte ornò all’intorno i muri e l’ostessa baffuta o la ridente ragazzotta che reca la terrina. Attaccare discorso con chi càpita vicino; a chi sorride sorridere; volere a tutti bene; scantonato dal Tempo e dallo Spazio, guardare il mondo come un padreterno. E uscire dalla bettola leggero come la mongolfiera che si stacca; sentire come tappeti di velluto i lastricati sotto il piede incerto; e voglia di cantare a sguarciagola» (Camillo Sbarbaro, Lettera dal “Goto grosso”) (Pinuccio Pomo)

2 COMMENTI

    • Gentile Raffaele,
      grazie per la sua segnalazione. La festa era nata per gli autori su Odysseo, come può leggere nel cappello introduttivo di questo stesso articolo, per questo non c’era stata precedente comunicazione. La saluto cordialmente. Paolo

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