Nel giorno vi sono 24 ore. Tra lavoro, studio, famiglia, calcio, palestra, piscina e chi più ne ha, più ne metta, ci accorgiamo che il tempo passa molto velocemente. E noi talvolta siamo fermi, vediamo che il tempo ci passa davanti o, presi dalle 1000 cose, non ce ne accorgiamo. È una vita attiva, in movimento, in tensione, eppure rare volte è una vita felice, nel senso pieno del termine. Questa vita è una dura lotta, dice mia nonna. E ha ragione. È per definizione così la vita: una “milizia”. Non c’è tregua, non ci sono armistizi, e non ce ne saranno.

Ma chi sono i protagonisti di questa lotta, chi i vinti, chi i vincitori?

La lotta è in noi stessi, tra le altezze che desideriamo e le più profonde fragilità, fra il cielo che ci attende e l’inferno che ci seduce. Una tensione continua, tra ciò che siamo e ciò che potremmo essere, se solo lo volessimo. Ci occorre il coraggio di trasformare i nostri vorrei, in dei voglio, fermi, decisi e determinati. Questo è il primo passo.

E allora si può essere felici in questa lotta?

Sì, bisogna essere temperanti ed educare la propria volontà. Tenere la carne nella direzione dello spirito, nelle vie del dovere, anche quando esso è difficile e impone sacrificio. Volere, fortissimamente volere!

Anche se non è detto che tutti vogliano essere felici, dato che di gioia vera ce n’è una, ed è la sola felicità possibile, e non viene da noi o dalle cose materiali.

Quando si cerca la felicità, non si cerca altro che la gioia che viene dalla verità. Che cos’è la felicità, se non apertura a qualcosa di più grande? 

Nella filosofia antica, ciò che serve a vivere in maniera felice è l’areté, ovvero la realizzazione del bene nel quotidiano. Ciò significa vivere bene, agire giustamente. E non ha a che fare con un animo semplice o una mitezza di carattere, no.

Ha a che fare con la vita buona.

Parlare di felicità è parlare anche delle debolezze dell’uomo, delle sue capacità e contraddizioni, della sua luce e della sua ombra.

Sigmund Freud diceva che la fortuna non è prevista nel libro della vita, eppure era noto per aver sempre comprato biglietti della lotteria, proprio nella speranza di diventare ricco con un colpo di fortuna! Siamo fatti di contraddizioni, dobbiamo accettarlo.

Eppure tutti la vogliono, ma poiché la “carne” ha desideri contrari allo “spirito”, è una lotta impari; perciò non è vero che la felicità è impossibile da raggiungere. È che non la si può raggiungere se non la si vuole abbastanza.

Le ricchezze dell’uomo sono nel suo intimo, eppure è dura scavare. E allora, nella lotta, entra in gioco la paura, che è l’esatto contrario della felicità.

Sant’Agostino nelle sue Confessioni ci illumina dicendoci che il male non è nelle cose che temiamo, di cui abbiamo fortemente paura. Il male vero è il fatto stesso di avere paura.

Molti giovani di oggi hanno paura di spiccare il volo, hanno tentato le altezze, non le hanno raggiunte e ora non si levano più, non ci credono più, sono disillusi.

Ma le cadute non vanno mai considerate definitive, nella saggezza popolare si dice: A ogni novembre segue un maggio, e ad ogni maggio segue un novembre”. È una ruota che gira, tocca a noi avere la vita dentro, anche nelle stagioni aride.

La paura uccide la libertà e ci toglie la gioia, ci spezza le ali prima del tempo. Ci fa vinti, prima ancora di aver finito la nostra battaglia.

Dunque chiediamoci, vale la pena lottare? O conviene arrendersi prima del tempo?

Andando avanti nel duro addestramento quotidiano, potremmo scoprire che, in fondo, il peso di questa battaglia è dolce. I credenti sperano in una promessa di vittoria.

In un mondo di incertezza e velocità, in cui il futuro è una minaccia, quale valore hanno le promesse? Eppure senza questa promessa, non possiamo vivere. Fino a quando saremo “duri di cuore”?

Terribile questa domanda! Esprime tutto il peso del tempo che passa.

Nei giorni passati, in tanti, se non proprio tutti, si sono scambiati gli auguri pasquali. Per i credenti, il vero messaggio di questi auguri, non è quello di una speranza futura di vittoria. Il fatto decisivo è già avvenuto! Per i credenti, Pasqua è rendere grazie per la vittoria di Cristo sulla morte.

La lotta è già stata vinta. Anche se le sconfitte sono dietro l’angolo, e si ripeteranno giorno dopo giorno.

Ogni ora sarà una lotta.  Ma rallegriamoci… e godiamo di questa battaglia, sempre consapevoli che le promesse verranno mantenute.

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Antonio Abruzzese
Sono Antonio Abruzzese e sono un giovane appassionato. Cucina, tradizione, filosofia, e ricerca sono i vocaboli che mi identificano. Sono un ragazzo genuino che ama la tradizione, e il sapere popolare. Un amante della bellezza e del gusto. Mi piacciono le cose e le persone che hanno un proprio carisma, un proprio sapore..non amo ciò che è insipido, inodore e incolore. Anzi sono affascinato dalla cromaticità, dal profumo degli alimenti, e dalla bellezza che ogni cosa porta in sé.. Di professione cuoco, ma di fatto un grande buongustaio!

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