21 grammi

“Ho consumato 21 grammi di felicità

Per uso personale

Per andare via di qua

Senza più limiti

Senza più lividi

Un po’ più liberi”

(Fedez)

Dallo scorso 2 ottobre, il nuovo singolo di Fedez impazza sulle Radio e sui canali social di tutt’Italia. Impazzano anche le polemiche, come quella di Maurizio Bargiacchi, regista televisivo freelance, “cristiano, ma non cattolico o bacchettone”, come ha voluto egli stesso definirsi, che ha minacciato di denunciare il rapper per istigazione all’uso di droga.

Ora, detto sinceramente, non ci appassiona affatto la querelle su come si debbano intendere i “21 grammi” cantati da Fedez.

Scontato il riferimento al celebre film “21 Grams” di Alejandro González Iñárritu che, nell’ormai lontano 2003, metteva in scena il confronto tra Sean Penn e il tabù della morte.

Scontata anche la possibilità di interpretare il testo di Fedez come uno dei tanti inni a favore della liberalizzazione della droga.

Ancor più scontata appare l’ipotesi che Fedez abbia voluto giocare con le parole, magari per fare cassetta, sfruttando il prevedibile effetto mediatico della sua canzone, specie tra quei ragazzi che la droga se la fumano, sniffano, sparano davvero.

Detto questo, perché scriviamo dei 21 grammi fedeziani? Per tristezza.

La tristezza che s’accampa nel petto di un adulto, un genitore, magari un educatore, quando assiste a giovani che, invece che viversela la loro vita, se la sballano e se la svitano. La tristezza di chi osserva tanti ragazzi bere e fumare quasi si trattasse di acqua di sorgente e di aria d’alta montagna. La tristezza di chi non sa capire e forse non riesce a farsi capire.

Fedez canta il sogno di vivere “senza limiti e senza lividi”, ma quanti volti tumefatti, quante morti, quanti 21 grammi di anime e felicità son volati via inseguendo il miraggio di una vita off limits?

È di questo che hanno bisogno i nostri ragazzi? Di credere che o la loro vita non ha limiti o è una merda che non vale la pena di essere vissuta?

Noi crediamo, nel nostro piccolo, che una vita così sarebbe davvero “tagliata male” e che per essere felici possa bastare molto meno.

Per esempio, qualcuno ai ragazzi d’oggi potrebbe spiegare che si è felici quando ci si lascia amare e quando si impara ad amare. Oppure che il limite è ciò che non ti permette di andare oltre, ma anche ciò che ti tutela da chi t’invade. Che il sacrificio non è una rottura di palle, ma ciò che rende unica la tua vita.

Unica e leggera, quasi pesasse solo 21 grammi

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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